
Faenza - Gli occhi del mondo sono puntati sulla terribile strategia messa in atto dal terrorismo islamico. Nella coscienza di tutti c’è preoccupazione, paura e anche molta incomprensione su cosa si nasconde dietro la tragedia americana. Una tragedia dettata da cosa? Quanto centrano le ragioni religiose? Che colpe possono avere l’islam, i musulmani, Allah, Maometto? E come collochiamo Osama bin Laden nel “guazzabuglio” della società islamica? A Faenza è presente, da diversi anni, una comunità islamica composta da circa un migliaio di fedeli, che si sono integrati senza problemi nel comprensorio e che nei giorni scorsi hanno rinnegato il terrorimo legato all’Islam. Per cercare di capire da dove è scaturita la tragedia americana e come la vivono i musulmani, abbiano intervistato Andrea Vitali, faentino, studioso di storia delle religioni, iconologo e medievista, presidente dell’Associazione Culturale “Le Tarot”, che riunisce, oltre a docenti di storia medioevale, anche storici delle diverse credenze religiose. “Innanzitutto - spiega Vitali - bisogna capire che cos’è l’islam: c’è una profonda ignoranza in merito fra gli stessi islamici, figuriamoci fra noi occidentali”. Secondo lei cos’è? “E’ un’immensa ecumene con più di un miliardo di esseri umani, che ci avvolge e per la quale nulla conta l’uomo dinanzi all’assoluta sovranità eterna di Allah (Dio). Egli è il Signore, mentre l’uomo è il suo schiavo volontario. Allah è liberissimo e arbitrario: può cambiare idea, può abrogare versetti del Corano, crea e distrugge attimo per attimo l’universo senza aiuto di quelle che i filosofi medioevali chiamavano ‘causae secundae’. Significa che non vi sono intermediari fra il divino e l’uomo? “E’ così. L’uguaglianza dinanzi al volere di Allah è canone fondamentale di tutto il sistema islamico, sia politico che civile. La teologia è assorbita nella legge. L’islam è contemporaneamente una religione e uno stato. Diretto e immediato è il rapporto con Dio, i suoi credenti e la società. Non vi sono chiese, né sacerdoti, né sacramenti. Non vi sono santi: Allah non può avere altri ministri o interpreti della sua volontà. Religione e Stato insieme in un unico ordinamento generano confusione? “Direi proprio di si. Da questa concezione muovono le palesi contraddizioni e le paralisi operative dell’islam, perché non è concentrato in una sola nazione, non ha un unico capo che metta ordine, come il Papa per la nostra religione cattolica”. La mancanza di un certo ordine religioso e la connivenza con la politica e le leggi sono dunque alla base di quanto è accaduto? “Facendo riferimento al Corano e al Profeta Maometto, chiunque può interpretare a suo modo la parola di Dio. La loro legge divina (sari’ah) stabilisce che se l’uomo non trova risposte nel Corano, può sforzarsi con il proprio criterio. Tutti i credenti ne hanno facoltà”. Questo potrebbe aver mosso bin Laden? “Se è stato lui, ha voluto interpretare erroneamente la legge divina, facendo leva sul fanatismo, per assurgere anche al potere politico, dopo i successi militari ottenuti a difesa dell’Islam. Contro la Russia per esempio, creando un’enclave. Ecco perché si afferma che esiste una profonda ignoranza religiosa. Dopo gli attacchi all’America, i più importanti teologi dell’Islam si sono riuniti ad Al Azhar, l’Università del Cairo e hanno affermato che quanto accaduto è contro la fede islamica. Attenzione, non che sia stato orribile come principio generale, ma contro la fede islamica”. Quindi Bin Laden è stato sconfessato da altri musulmani, perché? “Per due ragioni almeno. Innanzitutto perché l’attacco è stato portato contro la stessa casa dell’Islam, poiché i musulmani considerano tale ogni territorio anche governato da infedeli ove sia consentito praticare liberamente l’islam (in tal senso anche l’Italia è casa dell’islam). In secondo luogo, bin Laden non avrebbe avuto l’autorità di muovere una simile azione, perché solo i Califfi, peraltro scomparsi nel XIII secolo, avrebbero potuto promuovere azioni militari”. Quindi vi è una sorta di vuoto di potere, determinato dalla mancanza dei Califfi, un vuoto che, presumibilmente, potrebbe ora colmare Bin Laden? “Nell’islam vi sono due correnti, la Sciita composta dai più integralisti e la Sannita, più moderata. I Talebani sono sciiti e ricordano la setta dei Karagiti, nata poco dopo la morte del Profeta, per la quale vi era obbligo di difendere l’Islam contro ogni suo avversario. D’altronde la Gihad (che significa ‘sforzo’), cioè l’azione di ogni mussulmano credente, è improntata su due caratteristiche: osservare i precetti, che sono solo cinque, e difendere la religione da eventuali invasori. In ogni modo, la cosiddetta ‘guerra santa’ non appartiene al mondo islamico, ma alla nostra storia medioevale”. Ecco allora perché i Talebani hanno acquisito potere: hanno fatto breccia grazie ad una forte componente mancante nel sistema? “Il loro leader Bin Laden è un giurista, è un saggio, un teologo, un condottiero, un politico, una specie di Califfo. Una figura che riappare dopo circa otto secoli. Potrebbe essere stato mandato da Allah e ha le qualità per essere considerato un novello Profeta. La preoccupazione è che molti lo possano seguire, pur se si avvale di metodi condannati dall’islam stesso”.
Francesco Donati