FAENZA – Dopo Genova occorre un messaggio forte contro la violenza e i soprusi di ogni tipo, dallo sfruttamento del lavoro minorile, a quella sulle donne, alla libertà di manifestare ideologie e pensieri, alla situazione esplosiva negli stadi. “Nulla ci accomuna coi violenti di professione che purtroppo si infiltrano anche tra i pacifici” lo ha ribadito ieri in una conferenza Raffaele Gaddoni di Mani Tese, che insieme ad altre associazioni e realtà del territorio sta preparando il concerto degli Inti Illimani il 12 settembre alle ore 21 in piazza Nenni. Tra gli intervenuti anche l’assessore Claudio Ronchini e il vice sindaco Elio Ferri. La tematica della “violenza” comunque esplicitata, è molto cara a Mani Tese che su questo fronte si sta impegnando in una campagna nazionale e locale. “Crediamo importante – dice Gaddoni – esternare i sentimenti pacifici attraverso il recupero di figure storiche e di immagini legate alla pace, alla solidarietà, alla difesa dei più deboli. Sono questi infatti che alla fine soccombono sempre e prendono le batoste maggiori da ogni direzione”. Ed è una figura forte, storicamente legata ai valori di tolleranza, conciliazione e amicizia, quella degli Inti Illimani, mitico gruppo la cui avventura è iniziata in Cile, nel lontano 1967. La musica può dunque essere un veicolo per incontrarsi e capire malesseri, sofferenze e disagi dei giovani, ma non solo. Soddisfazione per l’iniziativa ha espresso l’assessore alle politiche giovanili Claudio Ronchini che ha sottolineato l’attenzione dell’amministrazione comunale “sulle urla e i silenzi” della società in questo preciso momento storico. Un’attenzione che si trasforma in impegno concreto “quando – afferma - si riescono a trovare strategie di lavoro che accomunano sport e solidarietà, spettacolo e amicizia, musica e pace. Significa allargare gli orizzonti, creare momenti di aggregazione fra diverse espressioni e interessi”. E’ d’accordo Elio Ferri che ritiene inoltre fondamentale “cercare di capire ciò che i giovani ritengono importante, ascoltando i loro messaggi, coinvolgendoli in modo più ampio nelle scelte, anche di carattere ideologico”. Ad approfondire la discussione ormai aperta su “giovani-violenza-pace” è ancora Gaddoni da anni impegnato sul fronte del volontariato pro-deboli, e per un mondo migliore. Secondo lui il problema “va ricondotto ad un discorso didattico e di educazione”. E a tale proposito ha un progetto nel cassetto: “la scuola della non violenza per imparare a convivere tra diversi”. Una scuola che, alla luce del G8, farebbe frequentare “anche alla forze dell’ordine”. I corsi potrebbero tenersi a Faenza, quale prima città ad instaurarli al mondo.
Francesco Donati