Articolo del 29/05/01

Cavini, l’ora del giudizio

FAENZA - Per l’assassino del tabaccaio di Faenza, Luciano Cavini, è arrivato il giorno del giudizio. Gian Piero Martino, sarà infatti processato questa mattina con il rito abbreviato. Difeso dall’avvocato Ermanno Cicognani, comparirà davanti al giudice per le udienze preliminari, Cecilia Calandra. Gian Piero Martino, nato a Taranto il 16 luglio 1975, deve rispondere delle pesanti accuse di omicidio volontario e rapina. Gli investigatori della squadra mobile, diretti dal vice questore aggiunto, Cesare Capocasa, lo avevano rintracciato e arrestato a Bologna nei pressi di porta Saragozza, poche ore dopo la tragica rapina alla tabaccheria manfreda. Al momento dell’arresto, Gian Piero Martino, era in compagnia di un amico. La latitanza del presunto assassino del 46enne tabaccaio di Faenza, era durata quindi pochissimo. Grazie alle testimonianze di alcune persone che lo avevano visto fuggire, gli investigatori erano riusciti a risalire alla sua identità. Per individuarlo erano poi “bastati” i tabulati delle telefonate fatte dal giovane. Questa mattina, in tribunale a Ravenna (a porte chiuse come prevede il rito abbreviato - ndr), saranno ricostruite le drammatiche immagini di quel tragico 6 marzo 2000. La ricostruzione - Luciano Cavini, si appresta a chiudere la tabaccheria. Ha prolungato un po’ di più l'orario, per dare la possibilità agli spettatori che hanno scelto di andare a vedere la partita di beneficenza che si gioca nel vicino stadio “Neri”. Improvvisamente entra Gian Piero Martino. E’ a volto scoperto e nelle mani ha un grosso pugnale. Minaccia il tabaccaio e gli intima di consegnare l’incasso. Luciano Cavini ha già subito una rapina in un’altra occasione. Più di una volta ha detto che non avrebbe fatto resistenza se gli fosse capitato ancora. E, probabilmente, è così. Dopo aver ricevuto i soldi, poche centinaia di migliaia di lire, il rapinatore lascia il locale. Quando è già all’esterno, Luciano Cavini, esce a sua volta e si mette a gridare. Un atteggiamento, che fa innervosire il bandito. Gian Piero Martino torna sui suoi passi e aggredisce il povero tabaccaio a coltellate. Sicuramente, Luciano Cavini tenta una disperata difesa. Fra i due nasce quindi una colluttazione, che termina con le ferite mortali inferte al tabaccaio. Gian Piero Martino, ancora con il pugnale in mano, lascia la tabaccheria. Sulla sua strada incontra un giovane e lo minaccia. Sale quindi a bordo dell’Alfa 75 rubata al suo datore di lavoro e si dà alla fuga. Percorre pochi chilometri. Fino a una stradina interna della via Ravegnana, che si trova poco prima di un passaggio a livello. Qui abbandona l’auto e prosegue la sua fuga con altri mezzi. Arriva a Bologna. Una volta nel capoluogo emiliano raggiunge l’abitazione di un amico dove trascorre la notte. Viene arrestato poche ore dopo. L’aver scelto il rito abbreviato, permetterà a Gin Piero Martino, in caso di condanna, di ottenere uno sconto fino a un terzo della pena prevista.

Fabrizio Rappini