Articolo del 27/06/01

Reduci neozelandesi in Romagna

FAENZA - Anche quest’anno è giunto in Romagna un gruppo di reduci della Nuova Zelanda che parteciparono alla campagna d’Italia durante l’ultima guerra mondiale. Gli ospiti hanno visitato i cimiteri di guerra di Cassino, Castel di Sangro, Firenze, Piangipane e Faenza per fare sosta oggi a quelli di Vecchiazzano presso Forlì e a Coriano nel riminese e domani a quello di Argenta da dove la comitiva raggiungerà Trieste quale ultima tappa del loro tour rievocativo in Italia. Durante la sosta faentina i neozelandesi hanno avuto il supporto logistico dei concittadini Massimo Valli ed Enzo Casadio, due appassionati i quali, da anni, si occupano dei riferimenti storici fra il nostro territorio e i fatti della guerra 1940-45. C’è stata una rapida visita a Quartolo di Brisighella (il punto in cui gli alleati valicarono il Lamone iniziando la battaglia per la liberazione di Faenza completata il 17 dicembre di 56 anni fa). Particolarmente toccante, dopo la visita al cimitero di via Delle Vigne (il più importante in Italia per numero di caduti del continente neozelandese dell’VIII Armata Britannica) la scena della visita alla “Fornace del bersaglio” (ora ridotta ad un rudere) che si trova presso la confluenza del torrente Marzeno nel fiume Lamone, dove Ray Cranch (allora artigliere della 2ª divisione Nz che liberò Faenza) ha ritrovato il posto in cui sostò per tutto il mese, durante quel decisivo fatto d’armi. Con lui Eric Bulley sul Lamone fra il Borgo di Urbecco e il centro di Faenza e l’ing. Len Hauser il quale ha particolarmente impresso nel ricordo la sepoltura di 9 soldati Ghurka che i tedeschi avevano catturato e impiccato. Del gruppo neozelandese fa parte anche un giovane Isaac James Raiky il cui nonno prese parte alla campagna d’Italia. Isaac James, che ha visitato il cimitero faentino indossando la divisa mentre gli studenti locali suonavano per i caduti le note del “silenzio fuori ordinanza”, ha fatto parte fino a poco tempo fa del contingente internazionale inviato dall’Onu a Timor Est (unitamente agli italiani della Folgore e a contingenti di altre nazionalità) per evitare uno sterminio immane di quelle popolazioni.

Renato Cavina