FAENZA - Non capita spesso che un musicista pur apprezzato, ma non ancora arrivato all’apice della carriera, abbia la possibilità di stringere un legame artistico con un vero mostro sacro del panorama internazionale: è quello che sta succedendo al ravennate Gianluca Lo Presti, autore amato dalla critica (ha vinto molti importanti premi nazionali), un po’ meno dal pubblico, anche a causa di un percorso lontano dal pop. Domani sera alla Festa dell’Unità di Faenza presenterà in anteprima nazionale il tour e il disco di prossima uscita dal titolo Sun and rain, che lo vede al fianco di Blaine Reininger, leader dei mitici Tuxedomoon, band di fama mondiale che ha influenzato in maniera decisiva la new wave elettronica degli anni ’80. “Ci siamo conosciuti a Brisighella, dove Steven Brown, altro membro dei Tuxedomoon, teneva un concerto - spiega Lo Presti - gli ho chiesto di partecipare come ospite al mio prossimo album, e lui aveva bisogno di attrezzatura per un tour, così ci siamo messi d’accordo per una sorta di scambio di favori. Quando eravamo in studio a provare separatamente, lui ha casualmente ascoltato alcuni miei pezzi e mi ha invitato a partecipare al suo concerto: la cosa è andata talmente bene che abbiamo deciso di fare un intero disco insieme”. Come sono i rapporti tra voi? “Voglio sottolineare come Blaine sia una persona squisita e molto umile; uno come lui, da vent’anni sulla breccia, avrebbe avuto tutto il diritto di condurre il gioco, invece mi ha lasciato moltissimo spazio e si può dire che abbiamo lavorato alla pari. È importante dire che nessuno di noi due si è dovuto allontanare dal proprio percorso artistico, è stato un incontro fortunato perché abbiamo molti punti in comune: ad esempio il suo padre spirituale è John Cage come il mio è Franco Battiato, due artisti che trent’anni fa usavano già l’elettronica e facevano cose molto simili”. Parliamo del disco. “Abbiamo deciso di intitolarlo Sun and rain perché in aprile, quando l’abbiamo registrato, il tempo era variabile, e questo influenzava i nostri stati d’animo e la predisposizione artistica di Blaine, che è molto meteoropatico. L’altalena di sole e pioggia causava momenti di carica alternati ad altri più riflessivi, e tutto questo si è rispecchiato nei brani del disco; lo volevamo elettronico, perché questo è il background di entrambi, ma senza l’utilizzo di troppa tecnologia: abbiamo utilizzato pochi strumenti e tutti in tempo reale, ed anche il concerto non ha niente di preregistrato”. Come vi siete divisi gli strumenti? “Entrambi suoniamo tastiere e sequencer, mentre lui, che è un vero polistrumentista, lavora anche con violino e chitarra; ha poi un talento particolare per l’utilizzo degli effetti: abbiamo usato, ad esempio, una radiolina collegata ad un multieffetto per chitarra. Ci sono parti cantate, in particolare un pezzo dal titolo Freedom, che uscirà come singolo e finirà in una compilation di Vitaminic, che cantiamo insieme, lui in inglese ed io in italiano”.
Gianni Arfelli