
FAENZA – “Niballo, palio storico e tecnologico”. Ma anche palio passionale, generoso e molto combattuto. Forse mai come quest’anno i valori umani e agonistici in campo si sono dimostrati tanto evidenti. Un palio inoltre da tutto esaurito sugli spalti, simili domenica sera ad una macedonia di colori estivi. Un palio europeo, per giunta, con le delegazioni delle città gemelle di Faenza sedute in tribuna: dalla terra di Grecia, Amaroussion; dalla “contea” di Spagna, Talavera de la Reina; dalla “provincia” germanica, Schwäbisch Gmünd. La sfilata con il sole che picchia sui figuranti fa parlare la gente: “ma come fanno a sopportare” si chiedono i faentini dal 1959. E ancora nessuno ha dato risposta. Arriva il tramonto l’ora del “duello”. E a tale proposito c’è una leggenda: quando l’ombra cala sul Niballo gli sfidanti iniziano a gareggiare. Una leggenda sfatata quest’anno. Il sole, non era ancora sul saracino, perciò i cavalieri, che si sono sfidati in anticipo, sono stati colti dalla maledizione e sono andati a vuoto sul bersaglio. Vittime sacrificali: Bianco e Giallo. E’ stato un palio molto equilibrato. Il rione Rosso ha vinto, ma non ha stravinto. Willer Giacomoni e Fiamma sono apparsi spossati sul finale: perfino il Verde con un cavallo rimediato e un cavaliere demoralizzato a momenti riusciva a farne beffa. Si è visto che il Bianco non è più il dominatore assoluto delle bandiere: sta però maturando un cavallino “Delphinum Doc” che è un peccato non centrargli il bersaglio, se arriva primo. E’ stato un palio con caso umano, incluso. Quasi stoico Luca Ravagli del Nero che ha corso “ingessato” alla mano sinistra per una brutta ferita. Ha dimostrato grande attaccamento ai propri colori e ha fatto tenerezza vederlo lottare a denti stretti come fa un cow boy che stringe nella mascella un pezzo di cuoio imbevuto nel Wisky. Il Giallo conferma di essersi stancato di chiudere sempre le sfilate, così senza fare granché, è riuscito per il secondo anno consecutivo a non arrivare ultimo, e ciò lo rende simpatico, oltreché bravo nelle bandiere. Come non riconoscere poi la “iella nera” del Verde, capace di azzoppare il cavallo la mattina della giostra? E’ l’unico a non raccogliere nulla. In compenso ha organizzato nella settimana del palio una “Corsa delle Bighe” in via Cavour che prima o poi bisognerà trasferire al Bruno Neri, tanto è stato il successo. A fine gara, il “Trofeo Franco Ricci”, promosso dal Rione Rosso è andato a Fabio Massimo del Bianco come migiore outsider, mentre il Rione Nero si è aggiudicato il “Trofeo Roberto Gorini”, promosso dal Rione Bianco, per aver conquistato il maggior numero di scudi tra Bigorda e Niballo 2001. Protagoniste in bellezza le Dame che, per opinione diffusa sono le più belle donne di Faenza. Sulla loro “nobile” avvenenza ogni anno si svolge una “gara a margine”, fatta di commenti, critiche e apprezzamenti che tiene banco per diversi mesi tra i faentini, perciò anche nella cronaca rosa della città. Il titolo di Dama dell’anno, premiata con il mazzo di fiori dello sponsor “Ceramiche La Faenza” è andato a Mabel Manara del rione Giallo.
Francesco Donati