
FAENZA - Si chiama Noemi. E’ nata il 17 giugno scorso, pesa poco più di tre chili e gode di ottima salute. E’ bellissima come lo sono tutti i neonati, ma ha una particolarità: è nata in casa, proprio come succedeva tanti anni fa. Solo che, se una volta questa era la regola, oggi il lieto evento tra le mura domestiche rappresenta senza dubbio un’eccezione. E infatti a Riolo Terme, città dove vivono Paola e Massimo, i giovani genitori, erano trent’anni che non succedeva. E se ai più potrebbe sembrare una scelta pericolosa o addirittura sconsiderata da parte della madre, sono le sue parole a tranquillizzare gli animi: “Ho scelto di partorire in casa dopo aver parlato a lungo con un’ostetrica che mi ha spiegato eventuali rischi. Mi ha fatto capire che il rischio zero non esiste, né a casa né in ospedale. E’ chiaro però che affinché si possa decidere di partorire a casa la gravidanza deve essere fisiologica e quindi a basso rischio”. Non tutte le donne, infatti, possono scegliere di partorire tra le mura domestiche. Devono obbligatoriamente recarsi in ospedale, ad esempio, quelle che soffrono di diabete o di disordini a livello di circolazione del sangue o che attendono gemelli e così via. “Una volta scelto di partorire in casa”, continua Paola, “l’ostetrica mi ha seguito per tutto il periodo della gravidanza, sottoponendomi periodicamente a numerosi esami per accertare di volta in volta una situazione di normalità. Dalla trentasettesima settimana poi, si è resa reperibile. Quando ho avuto le prime avvisaglie, infatti, l’ho chiamata ed è partita subito, arrivando insieme ad un’altra nutrice. Una delle prime cose che ha fatto è stata quella di avvertire il 118”. C’è una legge regionale, infatti, che prevede che al momento del travaglio venga allertato il 118 e i sanitari devono garantire, in caso di necessità, l’arrivo in ospedale in non più di 30 minuti. In questo modo si riducono al minimo i rischi. Per quanto riguarda invece i vantaggi del parto in casa, oltre al fatto di rimanere in un ambiente familiare, si può evidenziare la garanzia di una visita quotidiana da parte dell’ostetrica per almeno dieci giorni consecutivi dopo la nascita. Paola e Massimo hanno anche un’altra bimba di due anni, Sofia, che però è nata in ospedale. Cos’è stato dunque che ha fatto nascere nella giovane madre il desiderio di partorire in casa: “Ho fatto questa scelta per poter realizzare ciò che il parto è in realtà, cioè un evento naturale che non ha bisogno di essere “ospedalizzato” se non in casi patologici”.
Sonia Tamburini