
FAENZA - Faenza ha partecipato commossa all’ultimo viaggio di Giuliano Todeschini ma il ricordo di questo personaggio estroverso, laico, libertario, attivo nella vita pubblica amministrativa come nei campi del lavoro, dell’arte (soprattutto la commedia impegnata specie in lingua romagnola), della musica (particolarmente legata al jazz) e del cinema resterà sicuramente a testimoniare gli insegnamenti dello scomparso che ha lasciato una propria impronta in mezzo secolo di storia faentina. Nonostante parecchia gente sia ancora fuori sede, erano in tanti alla cerimonia religiosa officiata da Don Ugo Facchini (parroco del Duomo nella cui giurisdizione si trova via Diavoletto dove la residenza della famiglia Todeschini) prima che la salma venisse tumulata al cimitero dell’Osservanza. A porgere le attestazioni di cordoglio alla vedova e ai figli Alessandro, Cristina e Giovanna, si sono viste diverse persone note fra cui l’on. Gabriele Albonetti, il sindaco Claudio Casadio, Orsolo Gambi (decano dei “politici” faentini più volte assessore comunale, consigliere provinciale e già presidente del “Monte di Pegni-Cassa di Risparmio”), Rinaldo Fontana (che fu capogruppo del Pci nel quinquennio 1985-90 con Giuliano Todeschini come indipendente nella stessa formazione) lo storico Roberto Bosi, gli amici del Circolo del Cinema, della musica con i superstiti di quella Faenza Swinger che lo aveva avuto fra i fondatori. C’erano anche Gian Battista Bassi e Lauro Timoncni, che per vent’anni, hanno recitato con Giuliano Todeschini in quella Compagnia Teatrale del Dopolavoro Ferrovieri di Faenza che portò al successo tante commedie e ottenne, con la “Broja” il più gran numero di repliche in assoluto. Todeschini ebbe il massimo successo artistico nei personaggi di “Gnôrgna” in La Pitèda (la risata irridente un poco sguaiata) e di “Angiulô” il tipico contestatore in quella “La Broja” (autentica epopea degli scariolanti e dei braccianti del ravennate guidati da Nullo Baldini andati a bonificare le paludi pontine) che andò in scena migliaia di volte e raccolse un trionfo anche ad Ostia. E poi c’erano i numerosi amici, i conoscenti con cui si era sovente intrattenuto quando aveva ereditato dal padre Tolomeo la più antica ferramenta faentina, i cittadini che lo avevano visto protagonista di attività così diverse e che, ultimamente lo avevano incontrato con la carrozzella e il nipotino nell’ultimo dei ruoli recitati e di cui andava orgoglioso: quello del nonno. Non è quindi fuori luogo evidenziare che Faenza perde una parte viva della sua storia anche se potrà conservare il più positivo dei ricordi di Giuliano Todeschini con la barba, la “capparella”, il cravattone e la sua anima di anarchico tuttofare.
Renato Cavina