Brisighella – Se vi sentite male potrebbe salvarvi anche il vostro sindaco: quello di Brisighella infatti è abilitato ad intervenire in caso di rianimazione cardiopolmonare. Lo consente la legge. Cesare Sangiorgi è probabilmente il primo sindaco in Italia ad aver conseguito “il patentino” che consente di usare il defibrillatore agli “extramedici”. La defibrillazione precoce è una realtà sempre più concreta e moderna per affrontare le emergenze e salvare vite umane. E in questo campo il Comune di Brisighella è il primo in regione ad aver messo a punto un progetto in cui i cittadini non saranno più una parte esterna al soccorso, ma parteciperanno attivamente ad un sistema di emergenza dislocato ad hoc sul territorio. Di tale progetto e di tutti i risvolti della legge (approvata il 3 aprile scorso), che autorizza l’uso del defibrillatore anche in ambiente extraospedaliero, da parte di personale “non medico e non sanitario”, purché abbia ricevuto la prescritta idoneità, si è parlato sabato scorso ad un partecipato convegno organizzato dalla Croce Rossa Italiana, Comitato Regionale dell’Emilia-Romagna, presso il salone delle Terme. A Brisighella si prevede l’attivazione entro l’estate di almeno dieci postazioni fisse e mobili in grado di intervenire immediatamente su soggetti da rianimare. “Da alcuni mesi – spiega il sindaco Cesare Sangiorgi - più di cento volontari, io compreso, stanno frequentando a scaglioni i corsi di abilitazione e in teoria entro l’estate dovremmo essere in grado di attivare almeno una postazione in ogni frazione, con diverse persone del luogo in grado di intervenire”. Farmacie, centri sportivi, medici di base, circoli, polizia municipale sono potenziali strutture e persone, cui dovrebbe essere affidato il defibrillatore. L’apparecchio è contenuto in uno zaino di pronto intervento ed è dotato di un sistema semiautomatico che scatta solo se il paziente ha effettivamente bisogno di una defibrillazione. Non dovrebbe mancare nelle case con soggetti a rischio, anche se può risultare un ostacolo il prezzo che si aggira sui sei milioni ad unità. La dotazione si rivela particolarmente adatta alle zone montane dove l’intervento dei soccorsi tradizionali può rivelarsi tardivo, pregiudicando possibilità di salvezza. Secondo studi condotti nell’America del Nord la sopravvivenza in caso di patologie che richiedono la rianimazione cardiopolmonare, aumenta dal 3.9 al 5.2 per cento dove è presente un defibrillatore.
Francesco Donati