
FAENZA - “Fare chiarezza subito”. Il dottor Antonio Gaddi, responsabile sia del “Progetto Brisighella” che del Centro per lo studio dell’arteriosclerosi e delle malattie dismetaboliche “Giancarlo Descovich”, annesso al Dipartimento di medicina clinica e biotecnologia applicata dell’Università di Bologna, è preoccupato. “E’ pericolosa la cerivastatina, o è solo l’associazione con altri farmaci a mettere a rischio la salute dei pazienti? - si chiede -. Occorre rispondere a questa domanda, anche perché nei prossimi mesi potrebbe verificarsi un forte aumento degli infartuati e dei colpiti da ictus. E’ stata infatti bloccata perfino la sperimentazione”. Secondo dati statistici sono cinque/sei milioni sull’intero pianeta le persone trattate con la cerivastatina, il principio attivo del Lipobay, utilizzato per abbassare il livello di colesterolo nel sangue. “In questi soggetti l’incidenza di mortalità (per infarto e ictus) è di centinaia di casi ogni centomila persone in un anno. Ipoteticamente, se si toglie la cerivastatina, utile nella prevenzione, potremmo attenderci un netto aumento di casi all’anno, qualche migliaio. Quindi è opportuno che i malati a rischio continuino le cure con altre ‘statine’: pravastatina, simvastatina, fluvastatina e atorvastatina”. Il caso della Bayer sta davvero sconvolgendo il mondo scientifico. I punti oggetti di dubbio sono: qual è la quota reale dei casi di mortalità dovuta, senza ombra di dubbio, agli effetti del farmaco? Ne sono stati taciuti? Di chi è la colpa? La Bayer è un colosso farmaceutico che si è sempre distinto per serietà e competenza scientifica. Cosa c’è dietro? Per non dire poi degli effetti psichici sulla popolazione. “Anche chi non ha mai accusato sintomi collaterali in casi del genere avverte malesseri, dovuti al dilagare di informazioni non sempre corrette”. Di un prodotto occorre misurare l’efficacia. Se in percentuale i benefici sono superiori ai danni allora si tratta di un buon farmaco. E, a tale proposito, la letteratura scientifica segnala un caso di miopatia ogni mille malati che assumono le statine assieme a fibrati (associazione vietata). Secondo Gaddi, se da una parte esiste preoccupazione per quanto sta accadendo, la situazione in Italia è sotto controllo. “I nostri medici di base già da tempo sanno dell’incompatibilità della cerivastatina con prodotti a base di gemfibrozil, perciò sicuramente non sono stati prescritti insieme. Sarebbe paradossale che farmaci quali Lipobay, Cervasta e Stativa, a mio avviso efficaci, fossero stati tolti solo per qualche caso di mancato rispetto delle controindicazioni. Anche una semplice Aspirina, del resto, può avere effetti pericolosi, provocando, se assunta da determinati pazienti a rischio, o in associazione ad altre molecole attive, emorragie gastriche e altre patologie”.
Francesco Donati