Faenza – Romagnoli si diventa. “Molti credono già di esserlo, ma purtroppo finché non ci sarà la ‘Regione Romagna’ per le istituzioni continueremo ad essere Emiliano-romagnoli”. Il dibattito è aperto. E con l’ascesa al governo di Roma del centrodestra la separazione dall’Emilia sembra segnare una incoraggiante ascesa. Nei programmi elettorali i candidati della Casa delle Libertà, hanno fatto della questione il loro cavallo di battaglia, e c’è da scommettere che di Romagna si parlerà presto a livello parlamentare. C’è chi lavora al progetto e i tempi sembrerebbero pressoché maturi. Ma come arrivarci? Uno dei padri della Romagna è il consigliere regionale di Forza Italia Rodolfo Ridolfi che insieme ad altri colleghi ha presentato nei giorni scorsi il progetto di legge di modifica della Costituzione, contestuale ad una ridefinizione dell’architettura delle province romagnole. Di cosa si tratta esattamente? “Le province di Ravenna, Forlì-Cesena, Bologna e Firenze – risponde Ridolfi – dovrebbero consentire la costituzione della nuova provincia Imola-Faenza che comprenderebbe il comprensorio faentino e quello imolese (175mila abitanti), con l’adesione, dei territori dei comuni di: Marradi, Palazzuolo sul Senio, Tredozio, Modigliana, Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme, Castelbolognese, Bagnara, Solarolo, Dozza, Fontanelice, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Castel Del Rio e Mordano”. Sarebbe una risoluzione omogenea? “Dal punto di vista storico, culturale ed economico rappresenterebbe un necessario avvicinamento di tutte le attività economiche, sociali e culturali, oltre che di servizi ed uffici pubblici, a tutti quei cittadini oggi costretti ad arcaici disagi, determinati da un’assurda organizzazione istituzionale ed amministrativa”. E come si procederebbe? “Le province interessate allo scorporo entro diciotto mesi decorrenti dall’entrata in vigore della legge o del decreto di legge istitutivo, come avvenne per Rimini, procederebbero alla ricognizione delle proprie dotazioni organiche di personale e delibererebbero lo stato di consistenza dei propri patrimoni ai fini delle ripartizioni, da effettuarsi con apposito atto, in proporzione ai territori e alle popolazioni trasferite alla nuova provincia”. E poi? “Gli adempimenti relativi fino all’insediamento degli organi elettivi sarebbero curati da un commissario nominato dal ministro degli Interni”. In che tempi? “Si dovrebbe procedere prima delle elezioni dei consigli provinciali, che avranno luogo nel turno generale delle consultazioni amministrative del 2005, fatta salva l’ipotesi dell’anticipato rinnovo dei consigli provinciali stessi”. E ai fini economici? “Fino alle elezioni provinciali ogni provincia continua ad esercitare le proprie funzioni nella circoscrizione attuale, mentre gli organi dello Stato, in relazione alle disponibilità di bilancio, valutano l’istituzione dei propri uffici periferici nella nuova provincia. Per la quantificazione delle risorse, il ministero dell’Interno provvederebbe a detrarre dai contributi erariali ordinari destinati alle province coinvolte, la quota parte da attribuirsi al nuovo ente: per il 90%, in proporzione alla popolazione residente (rilievi Istat); per il 10% in proporzione alle dimensioni territoriali” Insomma si sta delineando una Romagna con quattro province? “E così, ma non solo. La creazione di Imola-Faenza, consentirebbe anche alla città di Lugo il riconoscimento dello stesso status che ha ottenuto Cesena con Forlì. Vi sarebbe infatti la provincia di Ravenna-Lugo, in modo che le sette storiche città della Romagna siano tutte valorizzate”. A questo punto quale sarebbe la prima cosa che dovrebbe accadere? “Che i comuni interessati dopo le timidezze, prendessero iniziative di istituzione e che la Regione Emilia-Romagna esprimesse il parere previsto”.
Francesco Donati