Articolo del 20/06/01

Serri ha una marcia in più

FAENZA - Il primo Giro d’Italia, un’emozione unica, il primo passo importante verso una carriera che ha appena varcato la porta del professionismo. Il corridore faentino Eddy Serri traccia un bilancio di questa avventura indimenticabile. “Sapevo di dovere sostenere un esame importante che poteva avere un riflesso anche sulle mie scelte future - attacca Serri -. E con una buona condizione, armonia di squadra e un po’ di fortuna, sono stato all’altezza della situazione. Prima della partenza ero emozionato, ma pensando quanto avevo inseguito quest’occasione, sentivo che potevo vincere la sfida arrivando a Milano. Le cose sono andate meglio di quanto mi aspettassi, sono molto soddisfatto”. E nel concreto? “Nella prima settimana ho faticato, l’incubo del tempo massimo mi tormentava, poi mi sono adeguato al ritmo e ho sostentuto Quaranta per portarlo a tiro di vittoria. Ho preso coraggio e, anche se nell’ultima settimana sentivo stanchezza fisica e stress, le gambe giravano ancora bene”. Come giudica i risultati di squadra? “Se alla partenza fossimo stati certi di vincere due tappe avremmo firmato tutti, poi ci siamo accorti che il bottino sarebbe potuto essere molto più grosso avendo le carte in regola per puntare alla vittoria nella 9ª tappa a Rovigo dove Quaranta è stato danneggiato dalla caduta di Leoni, e anche nelle tappe Alba-Busto Arsizio e Milano, ma le conseguenze di quella caduta hanno compromesso le possibilità del nostro velocista. La firma iniziale però vale sempre”. Torniamo a Serri. “Ho partecipato per tenere Quaranta lontano dal tempo massimo nelle tappe dure, mi sono ben misurato nei “treni” veloci con Saeco e Telekom, sono entrato nella fuga buona e tentato il colpo a Lubiana, ma poi mi sono dovuto accontentare del 7° posto. Sono giunto 16° nella cronometro e mi sono “battuto” con Coppolillo per l’ultimo posto, ma lui è più esperto anche nell’andare piano”. Cosa pensa del blitz di Sanremo e dell’annullamento del tappone? “E’ stato un dramma, che spero non rivivere mai più: l’annullamento è stata una brutta cosa per il Giro e per il ciclismo. Per noi come squadra, invece, è stato anche un sollievo”. Il suo domani? “La Coppa delle Nazioni a cronometro, il campionato italiano e maggiore certezza personale sul futuro perché mi sono guadagnato buona considerazione”.

Medardo Bartolotti