FAENZA - Qualcosa si muove per il Museo del Risorgimento, chiuso a Faenza dal 1976 e collocato in due anguste stanze di corso Matteotti, messe a disposizione da un privato. Un progetto per sistemarlo a palazzo Laderchi in corso Garibaldi è stato presentato in questi giorni dall’amministrazione comunale alla commissione consiliare IV cultura. Il tutto dovrebbe partire in modo concatenato, una volta che il giudice di pace lascerà i locali destinati al museo per trasferirsi nel Palazzo di Giustizia da ricavare dalle ex Poste, quando anche queste saranno ristrutturate. Un aggiornamento in commissione è annunciato per mercoledì, mentre la presentazione al consiglio comunale dovrebbe avvenire il 31 maggio. La discussione, e un’eventuale approvazione del progetto, costituirà un ottimo viatico, affinché si possa davvero parlare di “risorgimento” del museo e non di Museo del Risorgimento. Va detto che la riapertura è stata sensibilizzata in questi ultimi mesi da associazioni storiche e culturali faentine, qualcuna probabilmente interessata alla gestione, e da partiti politici, fra i quali in prima linea An. Principale peroratore della causa è stato il consigliere Francesco Villa, sostenuto in Regione dal suo stesso partito e da Fi, autori di diverse interrogazioni. Le istanze hanno stimolato l’amministrazione a prendere una prima iniziativa per un rilancio, visto il grave inutilizzo e nonostante il grande valore storico, didattico e turistico. All’insediamento della giunta Casadio, un anno fa, intervenne a favore della riapertura anche Italia Nostra, che segnalò allo scopo il recupero all’uso pubblico di palazzo Laderchi, peraltro di proprietà comunale. Per la verità Italia Nostra fu molto più severa, parlò di un patrimonio storico e artistico della città che “soffre di una situazione di disagio e trascuratezza che non può essere mascherata nemmeno dai cospicui investimenti fatti per il Museo delle Ceramiche, quando è palese la mancanza di una complessiva progettualità culturale”. Chiamò in causa la chiusura della Pinacoteca che “dovrebbe invitare ogni serio amministratore ad accelerare i tempi per l'esecuzione dei lavori indispensabili all'apertura, ma soprattutto la realizzazione di un prioritario progetto museale, pena la pubblica ammissione di incapacità a gestire il proprio patrimonio”. Oltre a Pinacoteca e Museo del Risorgimento, stanno da tempo a cuore di Italia Nostra altre collezioni tuttora non visibili come il Museo Archeologico, la Galleria d'Arte Moderna, il Museo del Teatro, tutte d'eccezionale valore. E’ questo dunque un primo passo verso quel percorso museale cittadino che si attende da anni? Se lo augura anche Francesco Villa che però ha già formulato due obiezioni: “La mancanza di un piano finanziario e la definizione dei tempi”.
Francesco Donati