Articolo del
19/06/01
Un’estate al Museo con iniziative “dal vivo”
FAENZA - Atmosfere d’estate per il Museo Internazionale delle Ceramiche che nelle serate della bella stagione si trasformerà in un centro culturale eccezionalmente aperto ai cittadini ed i turisti che, fra uno sguardo e l’altro ai capolavori esposti, potranno partecipare a dibattiti e conferenze, ascoltare musica raffinata, vedere spettacoli teatrali, tutto sotto un cielo di stelle. Il suggestivo chiostro del Museo ospiterà da questa sera, conferenze, concerti, uno spettacolo teatrale, che andranno a comporre il programma di “…estate al Museo” serate culturali nei giardini del Mic. Si tratta di una manifestazione che punta a sviluppare, attraverso dibattiti, conferenze e spettacoli di livello elevato, il ruolo del Museo Internazionale delle Ceramiche come contenitore culturale “vivo” che non è solo un luogo di conservazione. Per gli Amici del Museo sarà prevista un’agevolazione, pari allo sconto del 50% per l’ingresso ai concerti, per i quali il costo del biglietto è di diecimila lire. Tutte le altre iniziative (conferenze a tema e performance teatrali) saranno ad ingresso libero. Ad aprire il ciclo, stasera alle 21, sarà una conferenza a tema della dottoressa Carmen Ravanelli Guidotti, conservatore alle collezioni retrospettive del MIC, che nell’ambito di una conferenza dal titolo “Maiolica fina con bele et vaghe dipinture et al mezzo la sua arme cum oro” (Faenza, 1454), svilupperà il tema dell’ influenza dell’arte orafa sull’antica ceramica italiana. Oro e ceramica sembrano, all’apparenza, termini di un binomio impossibile: il primo materia nobile, metallo splendente, l’altra forse la più povera d’arte applicata. Eppure non mancano aspetti comuni: l’universalità, l’inattaccabilità agli agenti chimici ed atmosferici, la foggiatura a caldo e, per entrambi, l’essere materia d’arte. Ed in quest’ambito, a partire dal Rinascimento, si registra sui manufatti d’arte applicata una sempre più stretta collaborazione ed identificazione di ruoli fra artigiani. Tanto che nell’arte dei vasari è possibile ritrovare non solo dettagli preziosi ed effetti dorati, ma addirittura le fogge stesse dei metalli preziosi e delle pietre dure (oro, argento, peltro, diaspro, cristallo di rocca ..). Così da poter affermare che i metalli ricercati hanno rappresentato costanti spinte emulative nei maiolicari nel voler “render come oro” i loro prodotti d’argilla. L’arte orafa viene evocata, sia come manufatti che come mestiere, a partire dal 1400, quando nella tomba robbiana del vescovo Benozzo Federighi, nella chiesa di S.Trinita a Firenze, si ha il primo esempio eccellente di piastrelle in maiolica con applicazioni in oro. E’ significativo che secondo il Vasari, Luca Dalla Robbia (a cui la storiografia ottocentesca assegna l’invenzione della maiolica) avesse lavorato nella bottega dell’orefice fiorentino Leonardo di Ser Giovanni, imparando battitura, limatura, riduzione in polvere dell’oro e la tecnica dell’adesione dell’oro su altri metalli e sulle superfici vetrose. Di seguito, la pratica si estende al punto che leggiamo negli archivi del XV e XVI secolo di “scudelle de petra” (ceramica) in “auro” e di vasellami dorati, piattelli in oro: è del 1454 l’accordo fra Isacco dei Dondi di Padova e Giacomo di Pietro “bochalaro in Favenza” che si obbliga a fornire un servizio da tavola “in maiolica fina con bele et vaghe dipinture et al mezzo la sua arme cum oro”, da cui il titolo della conferenza.