Articolo del 19/05/01

Concorso ceramica d'arte: inaugurate le mostre

FAENZA - E’ straordinario percorrere i padiglioni del Museo internazionale delle ceramiche a poche ore dall’inaugurazione delle Manifestazioni Internazionali. Ieri pomeriggio era venuto un po’ di panico, nessuno credeva di farcela, ma in queste cose esiste sempre un momento magico: imballaggi, scale, attrezzi spariscono in un istante prima del taglio del nastro. Rimangono così solo le opere in tutto il loro splendore nelle sale che profumano di creatività. Si attendono i visitatori per la sera e Faenza s’immerge nella sua dimensione culturale più importante e celebrata: un expo teso a giustificare il nome di Capitale della ceramica. Al centro delle attenzioni è il prestigioso Concorso della Ceramica d’Arte Contemporanea, giunto alla 52esima edizione, cui è dedicata tutta l’ala ristrutturata e restituita al pubblico, dove trova spazio anche la personale di Torbjon Kvasbo premio Faenza nel 1999. L’artista norvegese è all’allestimento: “ho trovato delle difficoltà - dichiara – troppo poco tempo a disposizione, scarsa conoscenza dei luoghi, delle terre e delle tecnologie, ma sono ugualmente soddisfatto: è stata una ricerca interiore e una sfida con me stesso”. Nella stessa parte di fabbricato le opere degli istituti d’arte e del design industriale. Una scelta molto coraggiosa quella di esporre una assortimento di w.c. dell’ultima generazione: strani, comodi e tutti bianchi. Le manifestazioni hanno poi una reginetta: è l’argentina Ana Cecilia Hillar, un tipino simpatico che pare sprizzare estro da tutti i pori. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti a Santa Fe e la sua opera premiata “Sombra del viento” è la prima che appare nel padiglione dedicato al Concorso. Sono bocce in terracotta appese ad un filo di naylon, che ondeggiano al centro di una struttura piramidale rovesciata. Nel guardarla pare che a moderne concezioni tridimensionali si sovrappongano primitive elaborazioni di massa organica, dando origine a qualcosa di “vertiginoso”, non nel senso di velocità, ma proprio in quello di vertigine. “Fa parte di un ciclo - spiega l’autrice - sul tema della leggerezza e del movimento: ho voluto raffigurare le sensazioni, quello che sento, facendo un’analogia tra il paesaggio naturale e l’uomo”. Paesaggio naturale? “Sì, il paesaggio andino - risponde - abitavo in una valle piuttosto desertica che mi ha tirato fuori dall’anima forti sensazioni”. Tecnicamente come si legge sul cartellino è una “Terracotta, riducente in forno a legna; nylon e plexiglas”. Sono “sezioni restituite” una raccolta di Ceramiche romane con oggetti dagli scavi in Faenza, una panoramica sulla Ceramica islamica e un’altra sul Vicino oriente antico. Ma il museo ha abbandonato la tradizionale suddivisione per zone geografiche, privilegiando l’accorpamento per modi espressivi e affinità tematiche nelle aree “Primitive”.

Francesco Donati