Articolo del 17/05/01

Afterhours: live acustico una volta sola

FAENZA - Domani, venerdì 18 maggio, al Teatro Masini di Faenza gli Afterhours tengono l’unico concerto unplugged della stagione, ripetendo l’esperimento di marzo 2000 a Civitanova Marche, la cui registrazione è finita sul cd omaggio alle prime 20.000 copie del loro ultimo bellissimo disco dal vivo Siam tre piccoli porcellin. Abbiamo intervistato il cantante e leader del gruppo milanese Manuel Agnelli. Come mai ripetete il concerto unplugged solo per una data? “In realtà noi avremmo voluto farne altre, ma abbiamo incontrato enormi difficoltà nel trovare teatri disposti ad ospitarci, e posso anche capirli, perché abbiamo una fama non proprio tranquilla... Non abbiamo voluto fare questo tipo di concerto in club o palazzetti dove non ci sarebbe stata l’atmosfera giusta, e così è diventata una data unica”. Ci possiamo aspettare uno spettacolo simile a quello documentato sul cd? “La scaletta è diversa, ma l’atmosfera e gli arrangiamenti sono gli stessi, come la formazione. Soprattutto teniamo all’atmosfera, che sarà intimista, con molta tensione e molti silenzi; per niente celebrativa”. A proposito di celebrazioni: in una recente intervista lei ha dichiarato che le dava fastidio che il pubblico ai vostri concerti conoscesse e cantasse tutte le canzoni... “Non ho detto proprio esattamente così; non mi dà fastidio che il pubblico conosca le canzoni, per carità! Quello che ci dà fastidio sono le cose fuori luogo, come ad esempio la gente che poga a tutti i costi, perfino sulle ballate, o gli urli nei momenti sbagliati del concerto, oppure il fatto che il pubblico canti indiscriminatamente qualsiasi pezzo in qualsiasi momento dello spettacolo: quella è celebrazione, e di quella cosa lì non ce ne frega niente. La gente che urla o canta o si sfracella buttandosi giù dal palco in un momento di eccitazione collettiva sono invece cose che fanno parte del nostro progetto, ma ciò che non ci interessa è la tifoseria da stadio”. Dopo questa data così particolare continuerete a suonare dal vivo in versione elettrica? “Solo per un’altra data, l’ultima del tour il giorno successivo a Lanciano, poi ci dedicheremo alle quattro date del progetto Tora! Tora!”. Ci può dire qualcosa di questo interessante progetto (che sarà a Rimini il 10 giugno)? “Ci è venuta questa idea di suonare insieme a gruppi come Marlene Kuntz, Bluvertigo, Subsonica, La Crus e altri, più che altro per dare la possibilità ai grossi media di parlarne e dimostrare che questa scena esiste ed ha un grossissimo pubblico. Non vogliamo assistenzialismo culturale, ma vogliamo dimostrare che sta succedendo qualcosa di vero e concreto. C’è una strana omertà da parte dei media più grandi su questa scena, forse perché noi ci siamo fatti da soli, fuori da certi meccanismi promozionali delle major; senza polemica vogliamo fare qualcosa di tangibile per richiamare l’attenzione: insomma piangiamo ma poi agiamo”. Cosa succederà sul palco in quell’occasione? “Ogni gruppo ha campo libero e farà ciò che ritiene più opportuno, anche venti minuti di sole cover. Io personalmente organizzerò sicuramente qualcosa con altri gruppi, altri faranno il loro live set normale, altri ancora nuove versioni completamente stravolte, senza escludere la partecipazione di grossi nomi esterni in veste di ospiti”. È appena uscito il vostro disco live; di solito un disco dal vivo dopo dieci anni di carriera costituisce la chiusura di un ciclo: è così anche per voi? “Sì, volevamo mettere un po’ il punto alla fine della frase. È come dire: ok, abbiamo fatto questi tre dischi, abbiamo detto in maniera diversa ciò che volevamo dire, ed ora è il momento di prendere una direzione diversa. Vorremmo che il prossimo disco fosse molto più veloce nei ritmi e molto più granitico, nel senso che nei precedenti dischi c’erano pezzi lenti come ballate e pezzi tirati al limite dell’hardcore, mentre nel prossimo vorremmo una maggiore omogeneità su ritmi veloci”. Quanto dovremo aspettare per sentire il materiale nuovo? “Probabilmente un bel pezzo... Abbiamo già scritto parecchi brani, ma vogliamo avere il tempo di rielaborare la veste artistica e sonora con tutta calma, pensandoci e ripensandoci. E poi vorremmo anche un po’ di vacanza, visto che siamo in attività ininterrotta da tre anni e mezzo”. Lei in particolare, ma anche gli altri del gruppo, avete sempre fatto mille cose fuori dagli Afterhours, e c’è stato un momento, circa un anno fa, in cui sembrava che gli altri progetti avessero preso il sopravvento: gli Afterhours rimarranno centrali in futuro? “Da parte mia sicuramente sì, anche se è vero che il gruppo ha una personalità molto caratterizzata dal punto di vista musicale: questo da una parte è molto stimolante, ma dall’altra è una gabbia. Noi ascoltiamo e facciamo molte cose diverse, e non è detto che dobbiamo metterle tutte dentro gli Afterhours”.

Gianni Arfelli