
FAENZA - “Ora aspettami fuori dal sogno, ci vedremo davvero, io ricomincio da capo”. Queste parole di Fabrizio De André, tratte dall’epica “Canzone del padre”, si addicono benissimo al momento biancazzurro. Il sogno è quello che il Faenza di Carlo Regno aveva coltivato dopo l’ottimo pareggio di Brescello. Un sogno che parlava di rilancio e di speranza e che invece si è trasformato nell’incubo della quarta sconfitta interna consecutiva e dell’ultimo posto in classifica. Adesso il Faenza deve proprio ricominciare da capo, la lotta sarà sempre più dura, ma non bisogna assolutamente perdere fiducia, anche perché nell’aria sembra che ci sia l’arrivo di qualche rinforzo. Contro la Sambenedettese, nessun biancazzurro ha giocato male, è la squadra nel suo complesso che si è rivelata di scarso peso e poco concreta. In sette partite, i manfredi hanno incassato 11 gol, segnandone appena 2, entrambi su rigore (peggior attacco del campionato). E’ evidente che la colpa non è solo degli attaccanti o di chi deve servirli, ma ha radici ben più profonde, da ricercare nell’impalcatura della squadra. Sul piano del gioco e dell’impegno, questo giovane Faenza non sta affatto demeritando, anzi finora ha tenuto testa a tutti gli avversari, anche al Gubbio, che lo scorso 16 settembre l’ha sconfitto per 3-0. Ma i limiti ci sono e alcuni sembrano incolmabili. “Non abbiamo giocato male - dichiara Antonio Cavina, il migliore dei suoi - ma come al solito siamo stati beffati. Purtroppo, non siamo mai riusciti a essere incisivi, né prima, né dopo il gol della Sambenedettese. Insomma, si è ripetuta la storia di sempre e adesso la classifica inizia a farsi davvero preoccupante”. Il Faenza ha fatto un passo indietro? “Sul piano del gioco e della mentalità sicuramente no - continua Cavina - solo che il Brescello non ha segnato, la Sambenedettese invece sì. Purtroppo, non riuscendo mai a finalizzare, quando ci va bene, pareggiamo e quando ci va male, perdiamo”. I problemi biancazzurri sono soprattutto in attacco: cosa bisogna fare, nell’immediato, per porre rimedio a questa sterilità? “Dobbiamo continuare a lavorare e soprattutto a credere nel lavoro che facciamo. Prima o poi guariremo”. Il Faenza si è presentato ai nastri di partenza con un organico giovanissimo e abbastanza ridotto. I vari infortuni che si sono succeduti, non hanno fatto altro che aggravare una situazione già di per sé molto critica. Il giocatore più esperto, Montipò, e uno degli attaccanti più promettenti, Ricci, staranno fuori ancora per mesi. Regno e il suo manipolo di ragazzini non hanno la bacchetta magica: stanno facendo quello che possono, ma se non arriverà qualche rinforzo, la salvezza sarà davvero un mezzo miracolo. Per lo meno, domenica contro la Sambenedettese si è rivisto in campo Renzo Nonis. Dai piedi e dalla lucidità del giovane fantasista friulano, dipenderà buna parte del destino biancazzurro.
Giovanni Morini