Articolo del 16/06/01

Consiglio infuocato sul Mic

Faenza – E’ stata approvata giovedì sera dal Consiglio comunale la conversione in “Fondazione” del Museo Internazionale delle Ceramiche. Dopo ampia e incandescente discussione il nuovo organo di gestione del più importante istituto culturale della città è passato con i voti a favore della maggioranza e quello contrario delle opposizioni. Forti critiche sono arrivate soprattutto da Forza Italia, che ha presentato tre emendamenti a firma di Bruno Console Camprini, e dalla lista civica “La tua Faenza”, intervenuta con il consigliere Gilberto Bucci e il vice presidente del consiglio comunale Cesare Rovelli. Come già era emerso dalla riunione della commissione cultura, mercoledì pomeriggio, qualcosa le minoranze hanno ottenuto: un loro esponente, non necessariamente un consigliere comunale, nominato dal sindaco, sarà designato nel consiglio di amministrazione della Fondazione. Ma questo evidentemente non è bastato ad ammorbidire la linea dura del centro destra, compatto nel dichiararsi contrario alla nuova formula gestionale. I motivi li descrive Gilberto Bucci. “La nostra proposta – dice – era quella di un azzeramento complessivo della dirigenza, con la gestione affidata al sindaco per un periodo di tempo necessario ad una verifica complessiva della situazione. Occorreva poi identificare una personalità manageriale, con pieni poteri, che si occupasse del rilancio, affiancato da una gestione diretta da parte del Comune”. Una soluzione drastica “che andava attuata, perché – aggiunge - da troppo tempo si sprecano i soldi dei faentini senza ottenere risultati apprezzabili, e ora l’impressione è che si prosegua su questa linea”. Pertanto è arrivata la richiesta di “modificare” la delibera, o in subordine di “rinviarla” per approfondimenti. Richieste ovviamente respinte. “Dopo anni di gestione diretta – continua La tua Faenza – si è prima passati alla formula dell’Istituzione, che nelle intenzioni doveva dare autonomia imprenditoriale e rilanciare il Museo, ma che purtroppo si è rivelata fallimentare: decine di miliardi buttati dalla finestra, minimo storico di visitatori, incapacità di gestione”. E adesso la Fondazione: “il cui numero miserando di fondatori la dice lunga sull’interesse per il sistema”. Insomma, la sostituzione totale di tutti coloro “che hanno creato il guasto”, avrebbe secondo le minoranze permesso “una ripartenza piena di prospettive”. Invece: “servirà a poco il cambiamento se non si chiariscono responsabilità, ruoli, sistema di agire e rapporti con il Comune; se non si interviene sugli sprechi”. Non sfuggono questioni legate agli incarichi esterni e alla devolution dei servizi, quando nell’organico del museo, si afferma: “vi è già personale a sufficienza”. Ma in un modo o nell’altro la Fondazione ha ora l’imprimatur del Consiglio. Entro fine mese il sindaco nominerà il presidente. Nuovo o vecchio, si vedrà. Voci, danno in pole position sempre Dante Stefani. Dopo le dimissioni di Giancarlo Bojani, si vocifera anche intorno alla nuova figura del direttore, e qui si fa difficile… (architetto Bertoni?).

Francesco Donati