Articolo del 14/10/01

Lo scultore Ivo Sassi ha “aperto” la sua villa

FAENZA - Bella fuori e sorprendente dentro, la villa dello scultore Ivo Sassi, aperta ieri per la prima volta ad una visita guidata della Pro loco. Un itinerario culturale alla scoperta di una meta sconosciuta ai faentini, ma di grande prestigio, da rivista specializzata e manuale d’architettura. E’ un gioiello artistico che diventa illuminante edilizia abitativa, da fare invidia ad una china di Goya, progettata negli anni ‘70 (realizzata nel decennio successivo) dall’architetto Filippo Monti sulle colline faentine di San Biagio Antico. Al primo impatto sembra un alveare in putrelle di ferro e brillanti lastre di vetro. Pochi i mattoni, impiegati per le zone notte. Il tetto è piatto. Dall’alto somiglia ad un aquilone planato sul prato, su testimonianze terrene antiche, con moderna contemporaneità e fantasia. Sorprendente il connubio tra scienza e arte, tecnica e poesia. Non fosse altro perché la casa, come l’area circostante è disseminata di sculture, riproduzioni di opere del proprietario. “Guardando quel luogo di straordinaria bellezza – racconta l’architetto progettista – pensai subito ad una ‘casa accampamento’, che non sconvolgesse il terreno, adagiata sulla planimetria”. Il risultato sono nove losanghe sfalsate: quattro poggiano su un piano di livello inferiore e un gioco geometrico ha permesso la creazione, all’interno, di piccole corti, giardinetti dove dimorano alberi ad alto fusto, affioranti dal tetto, proprio al centro dell’abitazione. Ogni stanza sfrutta l'energia positiva della natura esterna: l’energia del sole, il piacere del verde, la forza degli elementi. Secondo la teoria indiana “Sthapatya Veda” le persone che abitano luoghi così concepiti accumulano meno stress, vivono in pace con sé stessi e pare che si ammalino più raramente. Felicità e fortuna non sarebbero dunque un prodotto del caso, ma effetto della geometria e dell'orientamento con le leggi naturali che sostengono ogni aspetto della vita. “E’ una questione di equilibri – commenta Ivo Sassi – come nella scultura e nella poesia, anche nell’architettura occorre trovare i giusti rapporti: qui, l’architetto Monti ha dimostrato come sia possibile inserire in una terra antica soluzioni moderne, senza scalfire il panorama, mettendo in armonia confort ed elementi primordiali”. E’ bioarchitettura? “E’ un termine che in questo caso lascerei stare – risponde Filippo Monti – mi preme invece evidenziare come antico e moderno, pieno e vuoto abbiano potuto benissimo convivere, senza prevaricare il paesaggio”. Villa Sassi è solo una delle opere che l’architetto faentino lascerà ai posteri quale memoria di stile e audacia. In città è suo il palazzo delle Poste in via Naviglio. Mentre l’ultima idea è una palestra al Circolo Tennis, triangolare, con copertura inclinata e trasparente. Per ora c’è il progetto. Vederla realizzata è questione di convergenza d’intenti.

Francesco Donati