Articolo del 14/06/01

Le origini del Palio raccontate in una mostra

FAENZA – Gli statuti della città, le ceramiche artistiche, le lettere autografe, le monete antiche. Escono allo scoperto le più importanti testimonianze sulle radici del Palio. Si inaugura oggi alle ore 18, presso la sede della Banca di Credito Cooperativo in piazza della Libertà, 14 la mostra “Le origini del Palio a Faenza”, realizzata in collaborazione fra lo stesso Istituto di Credito, l’Assessorato alla Cultura, il Comitato per il Niballo, la Biblioteca comunale, il Museo delle Ceramiche e la Pinacoteca. Come ha spiegato l’assessore Donatella Callegari: “si tratta di testimonianze dell’epoca dei Manfredi, che raramente è possibile vedere in pubblico a causa, anzitutto, della loro particolare fragilità”. Per alcuni pezzi è la prima volta che vengono esposti, e il loro valore giustifica la collocazione all’interno di una Banca. Di particolare rilevanza è la lettera di Galeotto Manfredi, del 6 agosto 1479, eloquente attestazione dello svolgimento di gare con cavalli a Faenza. Il documento proviene dal Fondo manoscritti della Biblioteca Comunale, che l’ha acquistato da un antiquario mantovano, a sua volta venutone in possesso all’asta londinese di Christie’s, nel 1997. Il testo è breve, indirizzato a Niccolò Michelozzi “camerario” (segretario) di Lorenzo De Medici. Vi sono registrati riscontri precisi sullo svolgimento a Faenza di un Palio dell’Assunta il 15 agosto. Il premio era di “25 braccia di raso carmisino”, la corsa era “more solito” (abituale), si svolgeva con cavalli berberi, probabilmente cavalcati a pelo e vi partecipavano altre corti italiane: “pregate el magnifico Lorenzo – scrive infatti il cancelliere di Galeotto – li piaze mandare qua li soi barbari (cavalli berberi)”. Altri cavalli provenivano da Mantova e da Mirandola. Una sfida che oggi potrebbe trovare riscontro solo in una sorta di “campionato” fra città ex Signorie. La Pinacoteca porta in visione pezzi numismatici che si distinguono per rarità e importanza storica. Fra questi vi è la pregiata medaglia con il profilo di Galeotto Manferedi, che ci restituisce il ritratto autentico del più importante esponente della famiglia. Non da meno è la moneta con l’effige di Astorgio III Manfredi, ultimo e sfortunato esponente della dinastia, perciò conio finale della zecca manfrediana. Dal Museo delle Ceramiche provengono gli esemplari di maioliche, le cui raffigurazioni si collegano al mondo della cavalleria e ai cortei in epoca rinascimentale. Intrigante è un frammento di coppa del 1500, dove sono visibili le immagini di un “tamburino” e di una “dama”, due personaggi certo fra i più rappresentativi della variegata e coloratissima sfilata del Niballo. La scelta infine di collocare il Palio faentino nel giorno di San Pietro, prima, e adesso nell’ultima domenica di giugno, trova riferimenti negli “Statuti del 1410” anch’essi esposti. La mostra resterà aperta fino al 6 luglio, dal lunedì al venerdì, negli orari di apertura della Banca.

Francesco Donati