Articolo del 13/09/01

“Sui magici percorsi di Dino Campana”

Riceviamo e pubblichiamo. “Forse è per una coincidenza assolutamente involontaria o forse, per una inconscia volontà di ripercorre una dei tanti inimmaginabili e magici percorsi di Dino Campana, che subito dopo l’annuale e rituale celebrazione del ‘Grande Orfico’ in occasione della ricorrenza della sua nascita, il 20 agosto sono partito da Marradi per le vacanze in Sardegna con un pensiero fisso: provare a comprendere come verosimilmente avesse vissuto il contatto con l’isola Campana in occasione del suo viaggio nell’inverno (forse gennaio) del 1915. Campana scrive a Papini in una lettera del primo febbraio 1915 ‘la Sardegna è un Paese arido e scoraggiante : sono ora a Torino’. Una a Soffici del maggio 1915 da Ginevra: ‘Quando partii da Firenze andai in Sardegna’. Sicuramente Campana non arrivò in Sardegna casualmente ma guidato dalla sua grande determinazione di verificare di persona le immagini, le suggestioni, gli stimoli letterari ricevuti da Sebastiano Satta(Nuoro 1867-1914) i cui ‘Canti Barbaricini’ (1910) erano ben noti al grande marradese, si ricordi la citazione di un verso della lirica Tedio in ‘chiacchierata serale’: ‘Era il granito delle tombe la rosa centifoglie’ che Campana scrive nel periodo torinese subito dopo essere stato in Sardegna. L’anno successivo al suo viaggio in Gallura a proposito della Sardegna e della sua Prosa in Poesia contenuta nel Taccuino, del quale conservo una copia della preziosa edizione del 1949 curata da Franco Mattacotta, Campana scrive da Marina di Pisa in data ottobre 1916 a Sibilla Aleramo: ‘…una volta in Sardegna entrai in una casa con fuori una vecchia lanterna di ferro che illuminava la parete di granito . Fuori la via metteva sulla costa pietrosa che scendeva dall’altipiano al mare. Questo ricordo che non ricorda nulla è così forte in me ! La costa bianca di macigni aveva bevuto il tramonto cupo e rosso che chiudeva l’isola e ora colla lanterna rugginosa solo le stelle sull’altipiano brillavano a me a Garcia. Io baciai la parete di granito senza pensare e non so ancora perché. Ricordo che in quella casa stava la sarda moglie dell’alcolizzato amico dell’amico del nostro amico. Bevemmo il moscato bianco salmastro di Sardegna ed è idiota come mi ricordo di tutto questo’. La Sardegna di Campana è un quadro intenso e vero della Gallura della Maddalena dell’Altipiano di Tempio con sullo sfondo i monti di Aggius . Prosa in Poesia riempie quattro fogli del suo Taccuino e la parte superiore di un quinto e inizia la sua suggestiva descrizione con il motivo ‘bizantino’ a Lui così caro e che è ricorrente nella Notte dei Canti Orfici, si tenga sempre presente che il Taccuino è successivo alla pubblicazione dei ‘Canti Orfici‘ Marradi – Ravagli 1914”.

Rodolfo Ridolfi