Articolo del 11/10/01

Il Credito cooperativo rilancia un piano strategico

FAENZA - “Siamo dispiaciuti per i giudizi che abbiamo sentito in questi giorni da più parti, senza che ci si ponga il problema di conoscere la realtà dei fatti che fin qui non abbiamo ritenuto di divulgare per opportuna riservatezza, che invece ci troviamo ora costretti a comunicare, perché a fronte di un normale atto di scelta democratica di chi ha la responsabilità della Banca, non si dia credito a notizie infondate e dannose per un’Istituzione piccola, ma prestigiosa e molto significativa per il nostro territorio”. Così la Banca del credito cooperativo della Romagna Occidentale replica, per voce del legale rappresentante, Enzo Manaresi, ad alcuni articoli apparsi in questi giorni, che facevano riferimento alle dimissioni del presidente Michele Berti e altri tre membri del cda, a soli sette mesi dal “ribaltone” determinato dalle dimissioni dell’ex presidente Severino Sangiorgi. All’interno del cda ci sarebbero due anime: quella che intende portare la banca castellana verso il territorio e l’economia ravennate, e quella che invece continua a puntare sul mondo imolese. “Nei mesi scorsi - si legge in una nota - è stato messo a punto un piano strategico importante, per la riorganizzazione e lo sviluppo del nostro Istituto di credito, che è stato approvato all’unanimità, con convinzione da parte di tutti ed in linea con il mandato ricevuto dall’assemblea del maggio scorso”. Tra gli obiettivi del piano “vi è la ricerca di sinergie ed alleanze con vicine Bcc onde dare piena valorizzazione alla posizione strategica in cui operiamo. E’ nostro compito presentarci all’ormai imminente assemblea elettiva della primavera prossima con un fattivo programma di lavoro sul quale l’assemblea stessa sarà comunque sovrana”. Pertanto “la maggioranza del consiglio di amministrazione ritiene che l’azienda debba cogliere le opportunità offerte oggi dal mercato senza aspettare l’operatività del futuro consiglio di amministrazione, dalla quale ci separano molti mesi. I soci potrebbero fondatamente imputare agli attuali amministratori da loro eletti un attendismo controproducente