Riceviamo e pubblichiamo. Sono indignata e offesa per alcune sentenze a parer mio scandalose emesse ultimamente dal Tribunale di Ravenna, in merito ad episodi che vedono coinvolti cittadini di Faenza; essi sono la sig.ra Cavini e il figli tredicenne, cioè la vedova e l’orfano del sig. Luciano Cavini, ucciso lo scorso anno in una piovigginosa serata di primavera, nella sua tabaccheria di Corso Mazzini da un cosiddetto “balordo” un ventottenne di nome G. Martino, dipendente da poche settimane di una ditta edile proveniente dalla Puglia, come lo stesso omicida. Ebbene la sentenza emessa dal Tribunale di Ravenna, a porte chiuse e con rito abbreviato è una detenzione di diciotto anni (e sappiamo bene che per come va la “Giustizia” oggi nel nostro paese, è molto facile che nei fatti questi anni diventino la metà) e come “risarcimento danni” diciamo così, la vedova ed il figlio dovranno ricevere la “cospicua” somma di duecento milioni di lire (200 milioni), somma che come tutti i faentini ben sanno, non basta oggi neanche per l’acquisto di un miniappartamento decente. Con questa favolosa somma la sig.ra Cavini e suo figlio che oggi frequenta la Scuola Media Inferiore e si suppone abbia il diritto di frequentare poi un Istituto Superiore, nonché volendo l’Università, (chi scrive è stata una della insegnanti elementari di Fabio Cavini) con questa somma favolosa, ripeto, la sig.ra Cavini e suo figlio dovrebbero ringraziare tanto i giudici ravennati, intascare e portare a casa. Gli altri cittadini faentini a cui mi riferivo, sono Renzo Bertaccini e Guido Leotta, personaggi assai noti a livello faentino, vuoi per la loro attività politica e culturale, nonché musicale, i quali, avendo ai tempi di “Mani Pulite” espresso alcuni giudizi negativi sul conto del sig. Carlo Sama e consorte sig.ra Ferruzzi di Ravenna, in una pubblicazione che usciva saltuariamente in ambito strettamente locale, sono stati condannati dallo stesso Tribunale di Ravenna per diffamazione a pagare al sig. Sama e consorte la ragguardevole cifra di trecento milioni (300 milioni!) somma che dovrà essere versata ai poveri coniugi residenti attualmente a Montecarlo, Principato di Monaco, uno dei paradisi fiscali più noti d’Europa, onde tirar su loro il morale a pezzi per via delle cattiverie di Bertaccini, Leotta e Co. Una doppia domanda mi viene a questo punto spontanea: cosa sta succedendo al Tribunale di Ravenna? Come mai si dimostra così forte coi deboli e così arrendevole coi forti? Questo il motivo per cui scrivo questa lettera aperta alla stampa, perché come cittadina di questa provincia mi sento indignata e offesa, perché in una regione che si chiama Romagna, al Centro-Nord di un paese che fa parte del famoso Club dei più ricchi e industrializzati, oggi, anni Duemila, la vita di un uomo nel pieno della sua maturità, con famiglia a carico, vale per i giudici di Ravenna duecento milioni di lire, mentre il “delitto di lesa maestà” di una famiglia ricca e potente, ne vale trecento! E se, per questa mia lettera, sarò denunciata per offesa al nostro Tribunale e magari condannata a pagare cinquecento milioni di indennizzo a non so chi, con la pensione da insegnante che prendo e che è l’unica mia fonte di sussistenza, embé, ci sarà proprio da ridere...
Norma Cicognani (insegnante in pensione)