Articolo del 09/10/01

Domani tornano in città i Maori neozelandesi

FAENZA - Domani sarà a Faenza un folto gruppo di neozelandesi (Maori) con diversi reduci della battaglia di Faenza e i loro famigliari. Faenza li accoglierà in mattinata prima al cimitero di via Santa Lucia (dove sono sepolti oltre 200 soldati che erano venuti da quella terra agli antipodi del nostro paese). Ci saranno le autorità civili e religiose, le rappresentanze delle associazioni e i cittadini mentre gli allievi della scuola Strocchi eseguiranno le note del “Silenzio fuori ordinanza”. Quindi, alle 11, alla scuola Media Strocchi (che, da molti anni intrattiene rapporti con la Nuova Zelanda e i cui alunni si occupano dei fiori sulle tombe del Cimitero di Guerra) per un secondo simpatico incontro. Alle 13 gli ospiti verranno ricevuti al Dopolavoro Ferrovieri per il pasto e la visione di alcuni filmati sulla liberazione di Faenza e quindi, dopo le 15.30 visiteranno alcuni luoghi di battaglia a Celle dove pagarono con tanto sangue la conquista di Casa della Cura e Casa Bianca (Giarghina) nelle quali risiedono ancora le famiglie che vi si trovavano nel momento del passaggio del fronte. Sono passati 57 anni da quel tardo autunno del 1944 quando la II Divisione Neo Zelandese si preparò a cacciare la retroguardia dell’oppressore nazi-fascista anche dalla città di Faenza e dal suo territorio ma il rapporto di amicizia e di riconoscenza nei confronti di quei soldati che erano venuti dall’altra parte del mondo non si è mai interrotto fra i rappresentanti della terra dei kiwi e i faentini che, anzi, da allora, hanno da quelle parti (in virtù di un matrimonio celebrato nel 1945) una loro ideale rappresentanza consolare permanente. Nel novembre 1944 un soldato accampato a Pieve Corleto (ancora sconosciuto del quale stiamo facendo ricerche) dipinse alcune stanze della casa che lo ospitò; il 14 e 15 dicembre il 38° battaglione Maori attaccò i tedeschi alle Bocche dei Canali, ebbe sanguinosissimi scontri perla conquista di alcune case della frazione di Celle ma riuscì a giungere alla via Emilia tagliando alla Wermarch la possibilità di difendere Faenza e costringendo le retrovie tedesche a duna ritirata oltre il Senio. Il 17 dicembre la II divisione (sulle cui spalline figurava la tradizionale insegna della felce bianca su fondo nero) attraversò il Lamone proveniente dal Borgo d’Urbecco ed entrò a Faenza occupandone il centro. E’ quella la data ricordata storicamente come quella della liberazione della città. Sarebbe poi toccato ancora alla II divisione N2 partire da Granarolo, varcare il fiume Senio il 9 aprile 1945 e liberate Cotignola e Barbiano, dare il via alla galoppata vittoriosa che avrebbe concluso la guerra in Italia con la completa sconfitta dei fascisti della Rsi e dei tedeschi.

Renato Cavina