
FAENZA – Vini di Romagna sempre più in luce sui mercati esteri. Il risultato ottenuto è di quelli che fanno storia: stavolta siamo riusciti a vendere il vino agli scandinavi, probabilmente stanchi e annoiati di bere sempre e solo birra. E’ stato un po’ come convincere gli esquimesi ad acquistare frigoriferi: insomma un colpo da maestri portato a segno dalla “diplomazia” dei vini romagnoli. Tutto è nato dalla manifestazione svoltasi in questi giorni a Copenaghen, dove si sono alternate conferenze, presentazioni e degustazioni curate da Stefano Ferrucci, vicepresidente dell’Ente Tutela Vini e Giancarlo Mondini, fiduciario per la Romagna dell’Associazione italiana sommelier. Al loro fianco circa venti titolari di cantine affiliate all’Ente vini, che hanno proposto la loro produzione a circa duecento fra operatori specializzati e businessman (importatori, ristoratori ed enotecari), provenienti dalla Danimarca ed in parte anche dalla Svezia. Per gli operatori nord europei si è trattato di una piacevole sorpresa, la scoperta della realtà vinicola romagnola. E riscontri positivi sono arrivati in merito alla professionalità dei nostri cantinieri, alla qualità dei vini, all’ottimo rapporto qualità/prezzo, che contraddistingue la produzione romagnola nel panorama nazionale. Tant’è che non pochi produttori locali hanno fatto ritorno a casa già con un contratto in tasca. Un risultato davvero brillante, considerate le difficoltà di fare affari nei mercati nord europei, dove a spadroneggiare è la birra, una bevanda da quelle parti pressoché “istituzionale”, ma che perde colpi. “Noi romagnoli – fa sapere l’Ente vini – amiamo le sfide: oltre a professionalità e qualità possiamo giocarci le carte della cordialità e della comunicativa, due caratteristiche che non sempre nelle grandi fiere internazionali trovano modo di esprimersi, ma che quando ci è concesso, trova i suoi riscontri”. Per questo l’Ente tutela vini sta riflettendo su nuove strategie di mercato, che puntino sempre più sugli incontri diretti tra operatori stranieri da una parte e produttori romagnoli dall’altra. Succede infatti che quando ci si ritrova ad appuntamenti come quello di Copenaghen, i nostri impresari “facciano squadra”, dimenticandosi la concorrenza, consapevoli soprattutto del fatto che l’unione fa la forza e favorisce un’offerta più ricca e appetibile. Una sorta di “novello corporativismo del vino” dunque, che ha portato a sottoscrivere contratti di fornitura in comune fra più aziende. Alla trasferta a Copenaghen hanno partecipato le aziende: Tre monti, Cà Lunga, Caviro Corovin, Conti Leone, Morini Alessandro, Gallegati Antonio, Colonna Spalletti, La Berta, Spinetta, Valli Ravaldino, Colombina, Guarini Guido, Casetto dei Mandorli, Fattoria Paradiso, Celli Vini Pregiati, Le Rocche Malatestiane e Bernardi.
Francesco Donati