Faenza – Industrie pericolose. La crisi internazionale e il terrorismo mettono in evidenza i rischi rappresentati da alcune industrie del territorio. Il sindaco sdrammatizza, ma sono preoccupati i genitori delle scuole elementari. Sull’argomento è stata presentata anche un’interpellanza. Claudio Casadio rassicura i cittadini: “non credo che a Faenza ci possano essere obiettivi simbolici o strategici da colpire” afferma, ma ciò non toglie che anche nella nostra città, come in tutto l’Occidente, si stia vivendo un momento di grande preoccupazione, data dal fenomeno degli atti terroristici contro i civili, che hanno sconvolto il pianeta. In Italia le forze della sicurezza pubblica hanno messo in atto diversi piani di controllo, tesi a monitorare situazioni che possono diventare di pericolo. A Ravenna per esempio è aumentata la sorveglianza alle basiliche e al Porto. Nelle stazioni ferroviarie più importanti la vigilanza è costante. “Probabilmente - dice il sindaco - tra le forze dell’ordine c’è un’attenzione generale più accentuata, ma non mi risulta che a Faenza siano stati adottati piani di sicurezza particolari; d’altronde, stando ad una logica perversa, attentati potrebbero essere portati ovunque e a caso, perciò prevenire con efficacia diventerebbe pressoché impossibile”. Sull’argomento è però arrivata un’interpellanza (di Gilberto Bucci, Cdu), che riprende lo stato di timore espresso da genitori di alunni frequentanti scuole faentine. Lo stato di pericolo sarebbe rappresentato da alcune industrie dislocate nel territorio. Un pericolo esistente comunque, anche in caso di un normale incidente, indipendente dal momento storico, ma messo probabilmente in evidenza dall’attualità e da una certa psicosi collettiva molto contagiosa e serpeggiante tra la gente. “Esistono situazioni - afferma Bucci – che si sono protratte nel tempo, vista l’impossibilità di fare scelte di chiusura e di messa in sicurezza di impianti ubicati a stretto contatto con la città”. In sostanza i rischi riguarderebbero “alcuni elementi chimici usati nei trattamenti industriali e negli stoccaggi, i liquidi infiammabili stivati, e i gas impiegati in talune lavorazioni”. Insomma sostanze che in caso di “incidente imponderabile” potrebbero causare impressionati scenari. Ma di tali situazioni ve ne sarebbe almeno una in ogni zona industriale di ciascun comune italiano, perciò, meglio non fasciarsi la testa, fidandosi dei sistemi di sicurezza, in caso di incidente comune, e, per quanto riguarda il rischio terrorismo, augurarsi che questo possa essere sconfitto prima di un dilagare incontrollato e incontrollabile.
Francesco Donati