
FAENZA – E’ l’ultimo effetto della globalizzazione: nuovi parassiti tropicali, esotici, mai visti prima attaccano l’agricoltura e il verde ornamentale. L’Emilia Romagna è in allerta, ma nella vicina Lombardia è già allarme. Piccoli, spesso invisibili, difficilmente estirpabili, diverse specie di virus, batteri e insetti si nascondono nei container di merci provenienti dall’estero. Vettore inconsapevole può essere anche l’uomo. L’opera di infestazione inizia così dai principali aeroscali, come la Malpensa, e si estende a macchia d’olio, seguendo le derrate che alimentano i parassiti. Per combatterli la Regione Lombardia ha finanziato un progetto, ed è stata istituita una task force di cui fa parte anche il Centro Attività Vivaistiche di Tebano, che dispone di un laboratorio tra i più attrezzati e competenti d’Italia. Nei campi di granoturco lombardi si è insediata la “diabrotica virgifera ” un dannosissimo coleottero crisomelide (affine alle coccinelle), originario degli Usa. “Il primo ritrovamento è però avvenuto vicino Venezia” afferma Massimo Bariselli, entomologo del servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, e ciò significa che la diffusione segue le mappe dei campi di mais, come se a guidare la “Diabrotica” fosse l’istinto di sopravvivenza. Pericoli esistono anche per la vite a causa di una “cicalina” (Scaphoideus Titanus dell’America settentrionale) che sta assalendo diverse piantagioni: segnalata fino al modenese, provoca una sorta di epidemia denominata “flavescenza dorata”. Pomacee, soprattutto pero e melo, e rosacee sono oppresse dal “colpo di fuoco” dovuto ad un batterio killer originario degli Usa che può portare alla morte della pianta. Per i pescheti il rischio si chiama “ Sharka ” delle drupacee, un perfido virus che sta demolendo intere coltivazioni, prima nel bresciano e nel mantovano ed ora anche in Romagna, dove sono già iniziate estirpazioni di impianti. Ha origini esotiche il «cancro colorato del platano», contro il quale l’unico rimedio è l’abbattimento dell’albero. Un lepidottero, la “Cameraria” della Macedonia mina irrimediabilmente le foglie degli Ippocastani di buona parte d’Italia. “A Tebano – afferma la direttrice del Centro Vivaistico Annarosa Babini – ci occupiamo delle analisi fito-patologiche per identificare e accertare la presenza di agenti patogeni infettivi su campioni di piante; inoltre stiamo procedendo ad un monitoraggio che servirà a definire (nell’ambito della task force) lo stato di diffusione delle nuove malattie”. La contaminazione sarebbe agevolata dal fatto che gli agenti patogeni non trovano nel nuovo habitat nemici naturali. La “metcalpa” infatti, che ormai tutti conosciamo perché forma una vistosa patina bianca sulle piante (anche ornamentali), in pochi anni ha già invaso la penisola. Il fenomeno sta preoccupando, tant’è che si confida molto nel lavoro della task force lombarda per delineare le giuste strategie contro questo nuovo flagello. Tra le misure da adottare si pensa di istituire maggiori controlli negli scali e al momento del rilascio dei certificati internazionali delle merci; di definire un “passaporto” delle piante; di potenziare i servizi fitosanitari e aggiornare più frequentemente gli ispettori fito-sanitari in collaborazione con le università italiane. “Praticamente – chiosa il dottor Bariselli - anche questo è un fenomeno della globalizzazione: al seguito delle merci si diffondono i parassiti, e la crescita è esponenziale”.
Francesco Donati