Faenza - Il Dopolavoro ferroviario sta completando la preparazione della tradizionale festa di S.Omobono, dalla quale scaturirà la Bella di Faenza. La manifestazione, che il sodalizio di via Cavour ha fortemente voluto far rinascere dopo trent’anni di abbandono, avrà luogo la sera del 10 settembre e sarà presentata da Gianni Siroli, mentre il “Duo Tandem” assolverà il ruolo di gradita cornice musicale. E’ ormai noto che la festa di S.Omobono ha radici antiche e nacque per dedicare una giornata ai lavoratori del settore della sartoria, così come il 25 marzo era stato dedicato ai “garzoni da contadini” da alcuni decenni. Si trattava di categorie di lavoratori assai numerose a quei tempi ed ora praticamente scomparse ma fu certo da quella situazione oggettiva che le due feste - nate con una parvenza solo religiosa - costituirono un primo momento di solidarietà fra lavoratori di quei settori che univa il profano al sacro e poi si resero conto della loro forza come categoria. Parlando di S.Omobono, dei sarti e delle sartine, della funzione di insegnare un mestiere ai giovani che sarebbero poi diventati valenti artigiani, ci sembra doveroso evidenziare che, dalla nostra ricerca - che pecca certamente in difetto - le sartorie, grandi e piccole, del Comune di Faenza arrivarono a superare il centinaio, e molte di esse sopravvissero alla seconda guerra mondiale. Fra le più importanti, ricordiamo “Muritina”, Minghinina Verzelloni, Libera Grossi, Silvestrini, Montaguti, Merendi, Cavalli, che disponevano di schiere numerose di belle ragazze che tutti indicavano come “le sartine” oggetto di tanta ammirazione. Ma, parlando di sartoria, come dimenticare Melandri, Catagalli, Collina, Ronconi, Benso, Chiarini, Calzi, Baldini, Turchetti (due sartorie omonime), “Gigiò” Ghinassi, Visani, Lama, Faenza, Bettoli, Milazzo, Bendandi, Dal Fagio, “Doardo” la Maria di via Laderchi (bambini), la Maria del Borgo e quella di Granarolo. Un complesso imponente, come è facile notare, ed è un vero peccato che, con la copertura implacabile di un progresso a volte sconsiderato, queste attività artigiane siano ridotte al lumicino a vantaggio dell’industria dell’abbigliamento, che certamente ha ridotto i costi di produzione ma ha umiliato l’iniziativa. Il 10 settembre non saranno quindi in festa soltanto le sartine ma sarà una serata per giovani e meno giovani con il periodico “La nuova sartina” a rinverdire ricordi e aneddoti antichi e attuali, le note della musica, la sfilata delle aspiranti reginette (con i numerosi premi in palio) e il lavoro improbo della giuria incaricata della selezione fra le bellezze in lizza. La Bella di Faenza non sarà Miss Italia ma le concorrenti, al Giardino Ferrovieri, non mancheranno. Per iscrizioni rivolgersi allo 0546 22715.
Renato Cavina