Articolo del 06/06/01

Cacciatori e agricoltori chiedono uno stop

RIOLO TERME – Duemila firme raccolte dalle associazioni agricole e dei cacciatori contro il Parco dei Gessi hanno sortito qualche effetto. Si discute, ma sostanzialmente non c’è ancora accordo. Tant’è che la Federcaccia e L’Unavi hanno proposto di “sospendere ogni procedura in attesa di una sostanziale modifica della legge 394/91”. La richiesta è arrivata dal presidente provinciale della Federcaccia Libero Asioli, al termine di un confronto fra amministratori e categorie coinvolte, nell’ambito della festa di Diana Cacciatrice, svoltasi dal 25 al 27 maggio scorso. Presenti i sindaci dei comuni di Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme, oltre all’assessore provinciale con delega ai parchi, Maurizio Filippucci. Dall’incontro sono emerse le diverse posizioni. “Parte della popolazione residente, in particolare cacciatori e agricoltori – afferma la Federcaccia - non concorda con la volontà espressa dagli enti locali”. Infatti dal piano faunistico provinciale, recentemente approvato risulta che il 24% del territorio è costituito da zone di ripopolamento, zone di rifugio, e oasi. Il 15% è destinato ad aziende faunistico-venatorie. Considerato anche il Parco, che precluderebbe altro territorio, si arriverebbe a superare il 40% di zone proibite alla gestione dell’Atc per la caccia. Il Pre-Parco inoltre è previsto di circa 2.600 ettari, in grado cioè di ospitare un numero molto limitato di cacciatori. Pertanto la realizzazione del Parco andrebbe a spaccare esattamente in due l’Atc Ra/3 con gravi conseguenze per la gestione dell’area, e soprattutto per la gestione di cacce particolari. Il sindaco di Brisighella Cesare Sangiorgi, tenendo “in massima considerazione” le ragioni delle associazioni è per un Parco con meno vincoli possibili per la caccia: “non vogliamo creare una struttura contro qualcuno – ha detto - ma esclusivamente uno sviluppo per le nostre popolazioni”. Sulla stessa linea il vice sindaco di Riolo, Rivola: “pur partendo da posizioni contrapposte - ha sostenuto - possiamo trovare nuove soluzioni. Se vogliamo legare i giovani ai luoghi di nascita dobbiamo creare possibilità di lavoro emergenti e il parco può diventare il volano per lo sviluppo economico della collina, insieme ad agricoltura, turismo e ambiente”. Piena disponibilità anche a far entrare nei consigli di gestione del Parco i cacciatori e gli agricoltori. Per Marcello Sighinolfi presidente regionale della Federcaccia “i cacciatori non sono mai stati contro i parchi, la contrarietà – ha detto - nasce dalla parcomania che si è andata diffondendo in Italia negli ultimi vent’anni, con l’esclusione dei cacciatori dalle gestioni, operata dalla legge 394/91, una legge che prevede solo vincoli e divieti, di cui chiediamo la radicale modifica”. Spara sul parco anche Lorenzo Giunchedi, responsabile delle squadre cinghiali che ha chiesto chiarimenti “sui 400 milioni annui per le spese di gestione a carico degli enti locali, quindi dei cittadini. Il parco caccerà i cacciatrori – ha incalzato – ma nulla potrà contro la cava che continuerà ad escavare”. Ha messo un freno Maurizio Filippucci. “Vogliamo creare un parco – ha precisato – che non penalizzi, il che non è impresa facile, ma vogliamo percorrere tutte le strade possibili. Per farlo abbiamo ripreso le consultazioni e chiesto ai nostri uffici la modifica del primo regolamento, effettivamente non corrispondente agli indirizzi che avevamo dato”. Si profila perciò un nuovo progetto che rispetti gli indirizzi, ovvero: “un parco non eccessivo che possa essere approvato dalla Regione; il mantenimento dell’attività venatoria così com’è; soluzioni per la caccia al cinghiale che prevedano la presenza di cacciatori di altri comuni; parco gestito dall’Atc; verifica delle condizioni per chiedere la modifica della legge 394/91, eliminando le incongruenze evidenziate dalle associazioni”.

Francesco Donati