Articolo del 05/10/01

Vena dei gessi, ecco il parco

FAENZA - L’assessore alla valorizzazione delle risorse naturali, parchi e riserve, Maurizio Filipucci ha risposto a un’interpellanza presentata dal gruppo di Alleanza Nazionale, relativa al Parco della vena dei gessi. “Dalle leggi risulta che l’istituzione di un parco regionale non ha il solo scopo di conservare il patrimonio naturale e tutelare il paesaggio, che è comunque l’obiettivo primario - ha detto -. Il raggiungimento di tale obiettivo è determinante proprio per lo sviluppo di attività agricole sostenibili collegate alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari e per l’incentivazione e promozione turistica di territori economicamente svantaggiati, ma ricchi di natura, paesaggi, storia, cultura e tradizioni, nonché per la ricerca e l’educazione ambientale”. In quell’area, l’agricoltura tradizionale, oltre a modellare il paesaggio, fornisce prodotti di grande qualità, apprezzati e riconosciuti grazie ai marchi di qualità attribuiti ai vini, all’olio di oliva, alla frutta, allo scalogno, alla vacca e alla mora romagnola. “Il Parco deve promuovere ricerche finalizzate alla conoscenza del proprio patrimonio naturale, culturale, storico -architettonico e per ottimizzare la gestione del territorio - ha aggiunto -. Ma l’area del Parco costituisce anche un ambito preferenziale per l’esecuzione di studi e ricerche scientifiche, richiamando e fungendo da volano per ricercatori di università, musei, istituti di ricerca, accrescendo, così, il valore”. Per le caratteristiche delle componenti naturali che si vogliono tutelare, la Vena di gessi romagnoli può costituire motivo di richiamo per i cittadini di tutta Europa. La presenza del Parco costituisce un’importante opportunità di sviluppo economico e sociale. “Le azioni di qualificazione intraprese permettono di promuovere l’attività delle imprese agricole (lotta biologica, prodotti di qualità) ed edilizie (recupero del patrimonio architettonico, adozione tecniche tradizionali) migliorando la qualità del lavoro e il valore dell’impresa stessa - ha sottolineato l’assessore -. Gli enti finanziatori del Consorzio per il Parco sono costituiti dalla Regione Emilia – Romagna, dalle Province, dalle Comunità montane e dai Comuni interessati, in base a quanto verrà previsto nello statuto. Il Parco potrà poi avere un canale di finanziamento privilegiato nei Programmi Life Natura della Unione europea e una corsia preferenziale nei Programmi Regionali Agro – Ambientali, come zona di particolare interesse naturalistico”. In merito all’estensione del Parco, gli ettari complessivi (3.834) sono così distinti: 1.218 di Parco e 2.616 di pre-parco. Una parte di queste zone costituenti il Parco (1.218 ettari) sono già precluse all’attività venatoria, per altri vincoli già esistenti sugli stessi territori, come ad esempio l’Oasi di Monte Mauro (418 ettari) ed alcuni rifugi (circa 200 ettari). Pertanto la differenza in negativo degli ettari sottratti all’attività venatoria è pari a 600 ettari. Tale superficie potrebbe essere recuperata diminuendo l’estensione dei rifugi presenti nel territorio dell’Ambito territoriale di caccia, Atc Ra 3 “Faentino”, per far sì che, complessivamente, il territorio a disposizione dell’attività venatoria rimanga inalterato. ”L’impegno delle istituzioni, delle associazioni agricole, venatorie e ambientaliste è volto a creare le condizioni per l’istituzione del Parco affinché la fruizione del territorio valorizzi e non penalizzi le loro diverse aspirazioni» ha concluso l’assessore Filipucci. “Riteniamo la risposta dell’assessore non soddisfacente, soprattutto perché constatiamo a malincuore che la volontà di realizzare questo parco è immutata e non tiene conto della totale contrarietà delle persone che abitano all'interno dei progettati confini e di tutte le categorie di persone che di questo territorio usufruiscono”, ha replicato Marta Farolfi (An). “Significativo a questo proposito è il fatto che questo progetto individuato un tempo (perché oramai sono più di 20 anni) come ’progetto di iniziativa popolare’ sia ora individuato come ’progetto di iniziativa degli enti locali’. Anche le associazioni agricole e le associazioni venatorie si sono sempre dimostrate contrarie alla sua attuazione, quindi continuare a voler perseguire ugualmente questo fine ci sembra un voler calpestare i diritti dei cittadini ancora di più in un quadro nel quale il governo nazionale è consapevole delle carenze degli attuali strumenti legislativi e ancora di più considerando che nei prossimi mesi avverrà un'integrale revisione delle leggi sulla caccia e sui parchi”.