Articolo del 04/09/01

Soluzioni per i piccoli rimasti senza “nido”

FAENZA – Aumentare i posti agli asili nido: la prospettiva rientra nelle intenzioni dell’Amministrazione comunale, che per soddisfare le domande in eccesso ha pronte le strategie per il prossimo biennio. Fra queste la creazione di nuovi servizi, una loro diversificazione, aiuti alle famiglie, modifica dei criteri di ammissione e di definizione delle rette. Ne ha parlato ieri in conferenza, l’assessore Elio Ferri: “Attualmente - ha affermato - le domande sono ancora superiori di un centinaio all’offerta complessiva (261 posti a luglio), ma vi sono due proposte che si possono realizzare in un breve periodo”. Si tratta dei progetti dell’Istituto Marri e della cooperativa Zerocento, disponibili entrambi ad investire sull’aumento della ricettività. “Il progetto – ha continuato l’assessore – prende il via subito, e troverà compimento nel settembre 2002, prevedendo un aumento complessivo di 63 posti, tra nido (15) e servizi nido integrativi (48)”. Queste le tappe: 16 posti da subito nello “spazio bambini” dell’Istituto Marri, per cinque ore al giorno, al mattino. A febbraio 2002 partirà invece il tempo pieno della coop Zerocento, presso l’Istituto Santa Chiara (42 bambini). A settembre 2002 il nido part-time “Girotondo” sarà trasformato in “spazio integrativo” capace di ospitare 18 bambini, per 4 ore, al mattino e 18 al pomeriggio. “L’aumento dei servizi integrativi, proporzionalmente più elevato del tempo pieno – ha commentato Ferri – è da mettere in relazione a domande maggiormente articolate che richiedono sostegni non totalmente sostitutivi alla famiglia stessa”. E proprio per andare incontro alle esigenze delle coppie con figli è stata messa a punto una sperimentazione che potrebbe partire già da febbraio 2002. In pratica il Comune pensa di contribuire al reddito del genitore che resterà a casa con il figlio, elargendo dalle 500 alle 700mila lire al mese, oltre i tre mesi, fino ad un anno. Altra soluzione per la quale si profilano finanziamenti è quella di istituire l’educatore familiare, figura professionale che dovrebbe occuparsi di minimo tre bimbi in analoghe condizioni di lavoro dei genitori, residenti nel medesimo isolato o condominio. Una sorta di baby sitter di gruppo a domicilio, cofinanziato dal Comune. Con queste proposte si dovrebbe concretizzare entro il 2002 la totale soddisfazione dei bisogni. Se permanesse, ciononostante, un eccesso di domanda (dipende dalle nascite), “occorrerà pensare - aggiunge Ferri – ad una struttura nido da collocare nell’area di sviluppo centro-nord”. Contestualmente all’aumento dell’offerta si è messo mano ai regolamenti di accesso e alle rette. In particolare, per calcolare le capacità economiche delle famiglie, si farà ricorso anche all’Ise (indicatore sociale economico), che contempla fra l’altro le proprietà e i depositi bancari. Non ci saranno più esenti, se non “casi sociali”; e si andrà da un minimo di 45-60mila lire al mese ad un massimo di circa 450mila.

Francesco Donati