Articolo del 03/10/01

Sanità, decolla il “Progetto Faenza”

FAENZA - Il “Progetto Faenza” in materia di sanità è decollato. Partito sei mesi fa sotto la spinta di un gruppo di medici faentini, appoggiati dall’Ausl di Ravenna e dal Comune di Faenza, è diventato una realtà positiva, che ha portato soprattutto al cambiamento nel rapporto tra medico di base e assistiti, grazie al superamento di vecchie barriere e ad un approccio completamente nuovo. I primi risultati di questa esperienza sono stati presentati ieri mattina a Palazzo Manfredi. Si tratta di una iniziativa rivolta alla popolazione - ha spiegato il sindaco Claudio Casadio - con un approccio culturale molto innovativo e complesso rispetto al passato. Spesso quando si parla di sanità si pensa subito alla struttura ospedaliera, dimenticando il ruolo del medico di base, c’è quindi un esigenza di ricollocare questa importante funzione nella società. La proposta di considerare la salute come un percorso è un fatto di grosso spessore che dà significato anche al concetto di prevenzione”. Luciano Biolchini, coordinatore della prima medicina in rete di Faenza e promotore del progetto ha sottolineato come questa esperienza sia nata “dall’esigenza di passare da una medicina di attesa ad una di intervento. I medici generici che partecipano al progetto sono nove - ha spiegato - affiancati da due medici collaboratori che hanno il compito di verificare i dati, mentre gli assistiti sono circa dodicimila. A questo proposito l’adesione è stata alta e continua a crescere”. In questa fase sperimentale i pazienti che partecipano sono praticamente quelli dei nove medici generici che hanno avviato il “Progetto Faenza”, ma visti i risultati i promotori pensano di estenderlo in futuro a tutto il territorio. “Il progetto poggia essenzialmente su tre pilastri - ha affermato il responsabile del distretto sanitario faentino, Richard Betti - il superamento del tradizionale approccio con i pazienti da parte dei medici generici; la riduzione degli ’sprechi’; la decisione effettuata in base a nuovi elementi”. “Esiste la necessità di sviluppare un rapporto diverso tra strutture sanitarie e cittadini - ha aggiunto il direttore generale dell’Ausl Augusto Zappi - l’aspetto importante è il ruolo del medico di famiglia che in questo caso diventa il ’modulatore del sistema’. I dati dei primi sei mesi dimostrano che molto è stato fatto, ma c’è ancora da lavorare. Questo progetto è una buona spinta verso quello che chiamiamo ’governo clinico’”. Ma in sostanza cosa cambia per gli utenti? Dal punto di vista pratico i pazienti vengono convocati in ambulatorio, sottoposti a controlli ed esami e in base ai risultati sul loro stato di salute viene avviato dal medico generico un “percorso ad hoc” tramite il quale il soggetto viene seguito costantemente, quindi “accompagnato” nel suo percorso; nello stesso tempo i dati raccolti vengono controllati e catalogati in una sorta di database collegato e accessibile alle strutture sanitarie.

s.ferr.