
FAENZA – Il presidente della “Climatal” Valeriano Gaddoni, dice: “Sì…! La prima grossa partita di Nettarine prodotte in Sudamerica saranno mature quest’inverno”. E prosegue: “nel 2002, cominceremo ed esportarle grazie ad un’operazione che ci rende molto soddisfatti e che può davvero rappresentare un tentativo importante per il futuro dell’economia agricola romagnola, oltre alla conquista di nuovi mercati internazionali per la frutta”. Valeriano Gaddoni è l’imprenditore faentino, reduce da una brillante trattativa in Uruguay che ha portato a definire una serie di accordi e a lanciare un’impresa che vede coinvolto perfino il governo uruguaiano (Ministero de Ganaderha, Agricoltura y Pesca). Dopo una sperimentazione durata tre anni, ben seicento ettari di fertilissimo terreno ai confini con l’Argentina, nel comune di San Josè (Rincon del Piño), ricchi d’acqua grazie al Rio Plata e ad affluenti come il Rio Negro, il Rio Paranà e il Rio Uruguay, sono ora gestiti - parte in proprietà e parte in affitto - da un consorzio, il cui capitale è al 75% italiano e 25% uruguaiano. Terreno dove si coltivano Nettarine, targate Romagna. La Climatal è la neonata impresa che si occupa del settore produttivo e che si è consorziata con la Pienosud Uruguay, settore commerciale, costola della Pienosud consorzio ortofrutticolo Mediterraneo di Matera. L’atto notarile è stato firmato insieme ai soci di minoranza sudamericani nel mese di giugno, e a Montevideo (a 72 chilometri dall’azienda) è stata fissata la sede giuridica della neonata società. “I seicento ettari - afferma Gaddoni - quando tutto sarà a regime saranno coltivati per il 60 per cento a Nettarine (varietà Big-top), per il 15 per cento a Kiwi (varietà Gold) e per il restante a cocomeri di tipo Single, a meloni, e a zucche che servono per il ripieno dei tortellini: contiamo nel giro di cinque anni di produrre qualcosa come 120mila quintali di frutta; di esportare 300 container l’anno destinati prevalentemente ai porti di Livorno, Taranto, e ai principali aeroscali, per un giro minimo d’affari di 8/10 miliardi”. Il successo pare scontato. Infatti si tratta delle prime Nettarine prodotte in Sudamerica, con tecnica agricola tutta romagnola e parte maggioritaria degli investimenti, italiani. “La stessa varietà coltivata da noi – continua Gaddoni - non raggiunge gli stessi livelli di pezzatura e gusto: il colore è rosso acceso, la polpa è succosa; tutti i test effettuati hanno rivelato una qualità eccezionale”.
Solo in uno stand del mercato di Montevideo si conta di vendere 350 quintali di frutta al giorno. Ma gli effetti positivi sui mercati internazionali si avranno con la disponibilità di pesche, kiwi, cocomeri e meloni, quando da noi è pieno inverno “dicembre, gennaio e febbraio” il che significa condizionare i mercati mondiali con prodotti mai disponibili prima, in tale periodo. Il business è evidente se si considera inoltre che la terra è costata 1000 dollari l’ettaro e la manodopera solo un dollaro l’ora. l’Uruguay fa parte del “Mercosur”, il mercato comune dei paesi del Sud America, rivolto ad una popolazione di circa trecento milioni di abitanti. E il governo del luogo ha intravisto nel settore ortofrutticolo ampie possibilità di sviluppo. Se l’Argentina punta sulla carne, l’Uruguay pensa alla frutta, e ha trovato nell’esperienza e competenza dei romagnoli la partnership ideale. Il consorzio è coofinanziato dal Ministero dell’Agricoltura uruguaiano, che ha previsto l’agevolazione di cinque anni di esenzione dalle tasse doganali e un contributo a fondo perduto per gli impianti. In questo momento si stanno costruendo quelli di irrigazione, ed è attiva a San Josè una delegazione che comprende anche il presidente della Pienosud Uruguay, il cesenate Enzo Gentili della società Alba. Il viaggio serve a definire le problematiche fitosanitarie e quelle relative ai trasporti. Il Ministero ha inoltre messo a disposizione i tecnici della “Predeg”, che coordina per il Governo l’assistenza agli agricoltori sul territorio nazionale. Valeriano Gaddoni “Uomo della Climatal” è rientrato in Italia da pochi giorni. Con sé ha portato una lettera d’invito al sindaco Claudio Casadio, ad essere ricevuto in Uruguay. Il collega di San Josè sarebbe infatti disponibile ad intensificare gli scambi con la nostra città anche su altri fronti, benché sia ancora presto per parlare di gemellaggi. Quel che conta è che le pesche romagnole, potrebbero aver trovato una rigenerante strada uruguyana per continuare così a riscuotere successi in tutto il mondo, tutto l’anno, ridando slancio all’economia di un mercato alquanto fossilizzato. Francesco Donati